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Suor Rossella, l’eremita che custodisce il Santuario della Madonnina del Monte a Gianico

“L’università, i viaggi all’estero, la ‘chiamata’ e le scuse… poi un mese di eremitaggio, il mese più bello della mia vita”

Il silenzio del Santuario della Madonnina del Monte di Gianico viene interrotto soltanto dal rumore dei macchinari che, una manciata di metri più sotto, servono per ripristinare la strada ceduta qualche mese fa. Il cielo è grigio, le nuvole gonfie di pioggia. Sono le 15:15, suor Rossella è seduta al primo banco, si volta, mi sorride e mi fa cenno di raggiungerla in sagrestia. E’ qui che inizia la nostra lunga chiacchierata: “Il pomeriggio dalle 15:15 alle 17 lo dedico all’ascolto e al dialogo”. E oggi è il mio turno.
Suor Rossella Maria Chiara Vella, questo il suo nome per esteso, classe 1972, è originaria di Galliate in provincia di Novara ed è arrivata lo scorso settembre in Vallecamonica.
Ci diamo del tu?”, mi dice sorridendo. “Certo”, e così partiamo dall’inizio.
Prima di diventare eremita sono stata una suora missionaria, il 31 maggio compirò 54 anni e sono originaria di un paesino che ha dato i natali a San Giuseppe Maria Gambaro, un martire francescano dei frati minori”.
Sei un’eremita diocesana francescana: “Esatto, eremita perché ho sentito la chiamata alla vita eremitica, francescana perché è la mia spiritualità e lo sono stata fin da quando ero in istituto e diocesana, ora sono inserita nella diocesi di Brescia”.

La chiamata

Come è arrivata la chiamata? “La prima chiamata è arrivata quando ero alle Medie, stavo partecipando insieme ad alcune amiche ad un campo scuola organizzato dalle suore salesiane e il tema affrontato era quello delle diverse chiamate all’amore. Eravamo sedute in un prato a riflettere, quando all’improvviso è arrivata una domanda dentro di me: ‘E se il Signore mi chiamasse ad essere Sua?’. Una domanda che torna più volte con insistenza insieme alla paura di andare a confessarmi, perché se il sacerdote mi avesse fatto qualche domanda, io sarei stata costretta a dire di quella Voce. La vita poi è andata avanti, la domanda rimaneva ma le scuse aumentavano, ho fatto il liceo linguistico, poi l’università, i viaggi all’estero e la conoscenza di nuove culture che tanto mi affascinava, l’impegno in oratorio come catechista, nel gruppo missionario, le nuove amicizie, un fidanzato con cui fare progetti per il futuro, il desiderio di una vita cristiana impegnata… un amore sincero che sembra riempire il cuore, ma che ad un certo punto svela un grande vuoto… e la Voce ritorna. Un convento di clausura, un ritiro, il silenzio, la statua di Maria con quello sguardo che penetra nel profondo”.
Una Voce che non potevi più ignorare: “Così è iniziato un cammino di scelte forti, di fatiche, di croci. Tanti episodi tornavano nella mia mente e nel mio cuore, quel povero che chiedeva l’elemosina, i passi del frate che mi ha consegnato il libretto dell’Istituto delle Francescane Missionarie di Maria, l’esperienza in Brasile, i primi contatti con la congregazione religiosa di cui di lì a poco sarei entrata a far parte. Poi la decisione di entrare in noviziato, il 7 ottobre 1998. L’8 dicembre i primi voti, poi l’esperienza a Mazara del Vallo in Sicilia, mentre sogno l’esperienza all’estero, che arriva a luglio, quando parto per la Bosnia. Poi a Torino gli studi di Scienze Religiose, la collaborazione con i frati minori che si occupano dei poveri e il cammino in fraternità. I voti perpetui si avvicinano e chiedo di fare un mese di eremitaggio, il mese più bello della mia vita. E’ diventata una chiamata nella chiamata; il ritiro termina e mi viene dato l’annuncio che sono stata ammessa ai voti perpetui, il 17 novembre, la festa di Santa Elisabetta d’Ungheria, terziaria Francescana e patrona del Terzo Ordine Francescano. Dopo qualche mese sono stata mandata a Milano come responsabile della gestione del Centro per i poveri dell’Istituto, era quello che sognavo da anni… servizio di mensa, docce, guardarobe, centro d’ascolto. Sono anni intensi in cui è iniziato un dialogo più intimo con Dio, fatto di domande e di silenzi. Il 27 maggio 2012 mi trovavo a La Verna per un pellegrinaggio che avrebbe concluso il corso di tre anni alla scuola di spiritualità francescana e il Signore in quel momento ha risposto a tante domande che portavo nel cuore. Un frate francescano ci parlava del capitolo della Regola di Francesco sulla vita negli eremi. Da quel giorno ho provato il grande desiderio di mettere in pratica la chiamata. La nuova tappa del cammino è iniziata ad agosto del 2014, a Tiglieto, e dopo tre anni di discernimento la Voce dello Spirito mi invita a sottoporre il mio programma di vita eremitica al Vescovo della Diocesi di Acqui Terme e dopo l’approvazione nel 2018, ho fatto professione come eremita diocesana francescana nelle mani di monsignor Luigi Testore, che mi ha affidato la custodia del Santuario diocesano Beata Teresa di Bracco in Santa Giulia di Dego”.

La Madonnina di Gianico

Torniamo al presente, come hai conosciuto la Madonnina di Gianico? “A dicembre del 2024 è arrivata una mail dalla segreteria del gruppo degli Eremiti, in cui si leggeva che il parroco di Gianico stava cercando un eremita per il Santuario, che facesse la custodia ma anche il servizio dell’ascolto e della preghiera. Ho preso contatti e sono stata qui per qualche giorno di silenzio e preghiera. Beh, ad un certo punto ho sentito il ‘fin che morte non mi separi da questo luogo’, era il posto giusto per me”.
Ma cosa te l’ha fatto capire? “Ho rivissuto certi momenti e passaggi di luoghi in cui sono stata, ho pensato a quello che diceva San Franceso, che l’eremo deve essere un po’ lontano dal centro abitato ma non troppo, nel senso che deve essere raggiungibile dalle persone e questo posto è facilmente raggiungibile. Mi colpiva anche il fatto di trovarmi in alto e avere una visuale dei paesi intorno, questo mi ricordava il motivo della mia chiamata, sono qui per intercedere e pregare anche per i fratelli che vivono nei paesi vicini. Insomma qui c’è il distacco dal mondo ma allo stesso tempo sei unito a quel mondo attraverso la preghiera”.
Suor Rossella, mi racconti come passano le tue giornate qui? “Iniziano con l’ascolto della Parola, quella Parola. Ascolto e lode quando le tenebre della notte stanno per lasciare il passo alle prime luci dell’alba, quando in lontananza iniziano a scintillare i fari delle macchine che vanno verso il lavoro. Nella formula di consacrazione alla vita eremitica, professata sette anni fa e che esprime la chiamata fattami dal Signore, ho pronunciato queste parole: ‘Voglio vivere come Maria che “stava” presso la croce del Figlio: discepola, chiamata a stare con Gesù ricercando il Regno di Dio e la Sua giustizia; donna, chiamata a servire all’Amore compassionevole di Cristo nella custodia dei fratelli feriti nel corpo e nello spirito; madre, chiamata a prendere parte all’opera della redenzione che scaturisce dal Cuore trafitto di Cristo per essere nel cuore della Chiesa, in un canto incessante del Magnificat, madre di compassione’. Queste parole cerco di incarnarle nella vita quotidiana non solo attraverso la carità della preghiera, ma anche attraverso un tempo di ascolto dedicato, nel primo pomeriggio, ad accogliere chi si sente solo e smarrito nel cammino della vita, chi è in una ricerca spirituale, a volte faticosa o confusa, chi sente il bisogno di rientrare in sé stesso per ritrovare il baricentro del cuore… Quando il sole tramonta anche all’eremo si spengono le fatiche quotidiane, il lavoro manuale come occuparsi dell’orto, scrivere icone, creare piccoli manufatti, prendersi cura del santuario… E’ stato un vivere l’ordinarietà della vita quotidiana però in un tempo non divorato con frenesia, riempito in un ritmo incessante di ricerca di novità, soffocato con il tutto e subito o rincorso con affanno”.C’è qualcosa che ti manca della vita comunitaria? “Forse all’inizio della vita eremitica ti manca un po’ l’aspetto della condivisione, però con il passare del tempo ti rendi conto che questa la puoi fare con i fratelli e le sorelle che il Signore ti fa incontrare ed è anche per questo che ho inserito nelle mie giornate anche dei momenti di preghiera comunitaria con i pellegrini e i fedeli che visitano il santuario proprio perché credo nel valore della preghiera comunitaria oltre che in quella in solitudine”.
Quindi non ti senti sola? “Io dico sempre che la vita eremitica è silenzio, però un silenzio che parla, è la Voce del silenzio che ti fa conoscere di più te stesso e anche gli altri ed è una solitudine che ti porta a stringere relazioni più vere e autentiche. E poi la vita eremitica è stabilità, il nostro è un mondo dell’insicurezza, da quella economica, a quella familiare o sociale, per me vivere la stabilità è un messaggio per dire che in qualsiasi insicurezza, perché nella vita ci sono le prove e le sofferenze, il nostro punto fermo è sempre Cristo”.
Quali sono le difficoltà della vita eremitica? “Io penso che la Provvidenza sia sempre all’opera quindi il Signore si prende cura di me in ogni istante”.
Suor Rossella sorride, “come vedi ne avrei di cose da raccontare”, ma il vento porta qui il suono delle campane, sono le 17 e il tempo dell’ascolto è finito. Ma con la promessa di risentirsi.