Lovere, viaggio nel Centro diurno che ha appena iniziato il suo percorso: “Sostegno e speranza per i più fragili”
Un progetto di inclusione messo a punto dal Comune, dall’Ambito territoriale dell’Alto Sebino e dall’Opera Bonomelli
Lovere. Si è fatta la doccia (e non succede poi così spesso), si è messa l’abito bello e la collana di perle. Al mattino è passata: “Se oggi pomeriggio non mi vedete venite a chiamarmi perché ogni tanto la mia memoria se ne va”. Lei, la signora Maria (nome di fantasia) non voleva perdersi il primo giorno di apertura del Centro diurno che a Lovere ha iniziato il suo percorso ufficiale. Un Centro diurno che apre gli spazi all’ex tempio, nel centro storico di Lovere, alle persone economicamente e socialmente fragili e a chi ha problemi di dipendenze o di salute mentale.
Un traguardo, che è un inizio, un work in progress, come spiega Paolo Lucchini, educatore e coordinatore della Fondazione Opera Bonomelli, ma che è stato avviato tre anni fa, dopo il Covid, per dare sostegno e speranza ai più fragili.
Il Comune di Lovere, con l’assessore alle Politiche sociali Svitlana Stepankova, particolarmente attenta e sempre alla ricerca di soluzioni anche economiche per persone deboli e ai margini, ha messo a disposizione l’area per l’iniziativa che fa capo all’Ambito sociale dell’alto Sebino.
Ad accompagnare passo passo la quarantina di persone in carico al progetto (88 sono state seguite negli anni passati) una équipe educativa con un assistente sociale dell’Ambito.
“Il Comune segnala la persona che presenta determinate caratteristiche di fragilità, il team effettua la valutazione e definisce come la si può aiutare” spiegano Paolo Lucchini e la collega educatrice Andrea Sofia Sarmenti.
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