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|Il nuovo Cda di Uniacque? Fa acqua… “Gli accordi sono stati presi dai segretari senza sentire nemmeno i rispettivi direttivi e questo ha scatenato malumori un po’ dappertutto, ma specie in Lega e FdI”
Chi ci è stato dentro, e per ‘dentro’ si intendono ruoli da protagonista, non va per il sottile: “Ho fatto parte sia del Cda di Uniacque che del Cisc che di Ato e posso dire di conoscere abbastanza bene l’ambiente ma non ho mai apprezzato il metodo di scelta degli amministratori degli Enti e società pubbliche”. Insomma, dopo il caos sulle nomine del nuovo direttivo Uniacque le polemiche restano: “Lasciare in mano ai partiti queste scelte significa, molte volte, nominare collaboratori e amici condiscendenti senza titoli a ricoprire il ruolo – continua l’addetto ai lavori – dico molte volte perché non è sempre così anche se lo è sempre di più. Potrebbe andare bene solo se accompagnato da alcuni ‘vincoli’ riguardo al curriculum. Invece tutto è possibile. Non è necessario avere competenze specifiche in materia, ma almeno una ‘preparazione’ di base che permetta di svolgere il proprio ruolo con consapevolezza. Gli accordi tra le segreterie dei partiti in questo caso rientravano in quelli più ampi presi in occasione delle elezioni del Presidente della Provincia. Gli accordi sono stati presi dai segretari senza sentire nemmeno i rispettivi direttivi e questo ha scatenato malumori un po’ dappertutto, ma specie in Lega e FdI”.
Sono servite 4 ore e mezzo di assemblea tra sospensioni, consulenze, qualche malumore e problemi tecnici. L’accordo c’era, eccome se c’era, ma era solo sulla carta. Non le ha mandate a dire il consigliere provinciale Simone Biffi, in quota Italia Viva: “dalla mediazione politica dovrebbero emergere sintesi di alto valore”. Così evidentemente non è stato.
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