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Endine – Ranzanico, Fabrizio in cammino (per sua figlia Tania, morta in scooter) e per i disabili della sua associazione

“800 km verso Santiago, io e Bruno (68 anni) distribuiamo gadget per raccogliere fondi per acquistare la carrozzina ai nostri disabili”

Fabrizio sta cercando un negozietto per comprare un panino o qualche cosa da mangiare, nelle gambe più di 25 km anche oggi, giorno di metà maggio, a metà strada di quegli 800 km che sono il cammino, quello lungo, che porta a Santiago de Compostela. Fabrizio Manella (di Piangaiano) è il papà di Tania, una ragazza che a 15 anni ha perso la vita in scooter, era il 2008, Tania quel giorno viaggia lungo la statale 42 in sella al suo scooter e un furgone le è finito addosso. Quel giorno a papà Fabrizio, mamma Rosangela e la sorellina Chiara, allora di 4 anni, la vita è cambiata (poi è nato anche un fratellino). Sono passati anni ma ci sono dolori che non hanno tempo, che escono dal tempo e diventano loro il tempo. E c’è chi nel dolore affoga e chi decide che forse si può tentare di domare quella corrente contraria e indirizzarla verso chi è meno fortunato. Fabrizio e Rosy sono un vulcano di solidarietà e aiuto, nel cuore Tania che lassù se li starà godendo e guardando con ammirazione e magari divertendosi pure.
Fabrizio è in viaggio con un suo amico, Bruno Meni, di Ranzanico ma in realtà è in viaggio con tutti i disabili dell’associazione in cui fa il volontario e con cui collabora da anni. Un viaggio per loro e con loro che lo supportano ogni giorno con messaggi e chiamate. Obiettivo: raccogliere fondi per acquistare una carrozzina di quelle con una ruota sola davanti per permettere ai disabili di muoversi meglio. Fabrizio e Bruno distribuiscono a chi incontrano lungo il cammino portachiavi dell’associazione Enjoyski sport odv, e chi li riceve può scegliere o meno se donare qualcosa: “Faccio parte della grande famiglia dell’associazione Enjoyski sport odv – racconta Fabrizio – sono un tipo introverso, che tende a tenere le cose importanti dentro, non perché il volontariato non sia una delle esperienze più belle che io stia vivendo, ma perché ho sempre avuto paura che le parole potessero ridurre qualcosa che in realtà va solo sentito.
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