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Educazione/repressione

La cronaca quotidiana ci racconta dell’abbassamento dell’età in cui si incomincia a commettere crimini di varia gravità. L’ultima notizia, in ordine di tempo, riguarda un gruppo di 13 minorenni che maneggiano armi, inneggiano al nazismo e si scambiano materiale pedopornografico, il tutto con un linguaggio sporco e violento. A Taranto un gruppo di giovani e ragazzi minorenni accoltella e uccide “per futili motivi” un immigrato, che alle cinque della mattina si apprestava ad andare al lavoro.
Non passa giorno che non si debbano registrare una rissa, un accoltellamento e, talora, un morto. I magistrati di turno fanno ogni volta una conferenza stampa, nel corso della quale osservano – lo hanno fatto anche la procuratrice generale Putignano di Taranto e la procuratrice del Tribunale dei minorenni Pontassuglia – “che il fenomeno dei giovanissimi che escono con i coltelli è dilagante”, che “la repressione non è tutto” e che “le agenzie educative devono farsi carico del disagio giovanile”. Pertanto, serve “una nuova grammatica civile”.
Parole nobilissime. Ma c’è qualche baco in questa retorica. Quando si arriva allo stadio della repressione doverosamente esercitata dalle forze dell’ordine, si può ben dire che “la repressione non è tutto”, ma solo perché ce n’è stata troppo poca prima. E per non passare per vetero-reazionario, assetato di carcere preventivo minorile – una volta si diceva “correzionale” -, mi spiego meglio. Nel discorso pubblico comune, sono sempre contrapposte l’educazione e la repressione.
Questa idea di educazione è semplicemente fatua e surreale. Che cos’è l’educazione reale? Essa poggia su due pilastri: “la persuasione morale”, che è esercitata attraverso la testimonianza personale e il discorso convincente; “la repressione”, che si situa a vari livelli: è coercizione psicologica e fisica, è minaccia deterrente. Che cosa si deve reprimere? Lo sanno tutti, adulti e bambini: gli istinti, i desideri, le passioni, la violenza.
Ogni specie animale punta ad affermarsi a discapito di ogni altra. Vale anche per la specie animale sapiens. E ogni individuo – cioè ciascuno di noi senza eccezione – punta alla propria autoaffermazione in competizione con ogni altro. La natura umana è fatta così. La Bibbia ha cercato di spiegarla con il mito del peccato originale. “Reprimere” è l’altra faccia dell’educare. Non significa né abolire né pretendere di cambiare la natura umana. Gli Gnostici, i Bogomili, i Catari e più tardi gli Illuministi, i Giacobini, i Positivisti, i Comunisti, i Fascisti e i Nazisti ci hanno provato. Oggi ci ritentano per via tecnologica i Post-umanisti e i Trans-umanisti. L’idea di fondo è che si possa innescare una nuova Genesi, capace di creare un Uomo nuovo.
Nel frattempo, ciascuno di noi è quello che è: un intrico di ragione e passione, di amore e violenza, di fiducia e di paura. E questo fin dalla nascita. Educare significa, dunque, tenendo conto di questa natura, sviluppare la ragione, contenere le passioni, gli istinti, la violenza. “Contenere” vuol dire anche coercizione per indirizzare e temprare. Vuol dire far apprendere al bambino/ragazzo/giovane i limiti che il mondo fisico, animale e umano oppone all’espansione del suo (e nostro!) Ego-Narciso. I genitori fanno fatica a esercitare la repressione, cioè a dire dei “No” ai loro pargoli: arrendersi ad un capriccio è assai meno stressante che governarlo. Tuttavia, non è solo l’umana fatica dell’educare la causa della resa. Continua a fiorire l’ideologia antiautoritaria e libertario-spontaneista che viene da Rousseau, potenziata dai vari ’68 in giro per il mondo, un’ideologia iper-liberale, secondo la quale l’uomo è buono, è la società che gli rende impossibile l’autorealizzazione, il benessere, la felicità. L’intera pubblicità televisiva e social è tutta centrata su: “tu sei l’unico”, “sei il migliore”, sei venuto in terra “a miracol mostrare”… Già, e se il ragazzo scopre che si tratta di promesse fasulle? Gli si aprono davanti, qualora non sia stato educato e “represso”, due strade: quella della depressione e quella della violenza, verso di sé o verso altri. L’ISTAT registra un forte incremento dei suicidi e dei tentativi di suicidio tra i giovani adulti e gli under 35; aumentano gli accessi ospedalieri per autolesionismo. Quanto alla violenza: si va dal bullismo, ai maranza, alle gang delle periferie e dei paesi, piccoli e grandi.
Quando si ricorre ai Carabinieri, agli Psicologi, agli Assistenti sociali, ciò significa che si è già in ritardo. Solo la famiglia può arrivare in tempo. Sorge, pertanto, una domanda: di che tipo di adulti è fatta la famiglia oggi?