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Contro l’abbandono

È possibile una qualche forma di agricoltura e di allevamento in zone dove c’è stato un totale abbandono delle attività tradizionali?
A prima vista sembra quasi impossibile. Terreni che erano falciati per due o tre volte all’anno. Campi coltivati a orzo, segale, patate. Orti vicino alle case in modo da essere giornalmente curati.
Tutto sembra quasi irrecuperabile. In effetti, in molti casi, la cancellazione delle attività agricole sembra senza soluzione alcuna. Se guardiamo però più a fondo vediamo che resistono alcuni allevamenti di ovini e bovini e non pare siano in crisi le aziende che si dedicano a queste attività tradizionali.
Vi è in ogni caso una certezza: il ritorno all’antico, che poi corrisponderebbe più o meno a ciò che accadeva più di 40 anni fa, non sarebbe possibile e non avrebbe nessuna chance di essere economicamente praticabile, nel mondo di oggi.
Per riuscire in un’operazione che sembra veramente impossibile è necessario avere in testa qualche sogno ed essere convinti che le possibilità siano difficili, ma non del tutto impraticabili. Bisogna sicuramente essere capaci di creatività e, inizialmente, di volontariato.
Altro aspetto fondamentale è quello di avere una preparazione di base che permetta di avere successo in situazioni dove si è ormai cancellata la cultura millenaria del mondo rurale. In questo campo dovrebbe dare i suoi frutti la presenza ormai più che ventennale dell’università di Edolo.
Portiamo alcuni esempi di iniziative che hanno avuto successo in luoghi simili ai nostri dove c’è stato il medesimo abbandono, ma si intravede una rinascita.
Ho in testa la scelta decisa da un uomo che ha lasciato un posto sicuro in banca per diventare allevatore di bovini in Valvestino. Abbiamo visitato la sua azienda in occasione degli Incontri Tra/Montani e abbiamo visto che ha delle buone possibilità non solo di sopravvivenza, ma di sviluppo di un’economia produttiva. Un’attività remunerativa degli indubbi sacrifici che devono sostenere coloro che praticano di nuovo l’agricoltura e l’allevamento.
Ci sono poi interventi che richiedono competenze un po’ diverse da quelle del contadino tradizionale, ma che danno speranza per una nuova storia dell’agricoltura in alta montagna. In Lessinia, provincia di Verona, un architetto costruisce case con il fieno. Sembra una pazzia vero? In realtà queste case sono state edificate, sono abitate e hanno il grande vantaggio, rispetto alle case in mattoni e in sassi, di essere perfettamente coibentate riuscendo a trattenere per lungo tempo il calore che riescono a raccogliere sia attraverso pannelli solari, sia attraverso un riscaldamento di vario genere. Non è detto quindi che il fieno falciato, che spesso viene rifiutato dagli allevatori, non possa diventare una materia prima che sostituisce elementi molto più costosi e meno efficienti dal punto di vista energetico.
In un recente convegno che si è tenuto a Malonno Roberto De Laurentiis di Amalana, la sua azienda, ha dimostrato come la lana, ora rifiuto speciale, possa essere trasformata in preziosissimo fertilizzante attraverso un processo complesso ma redditizio. Una materia che aveva un altissimo valore fino alla fine dell”800, e che ora rappresenta un problema, può trovare un utilizzo interessante nel mondo della coltivazione di ortaggi in serra. Per la lana ci sono altre iniziative in corso che danno una nuova prospettiva all’utilizzo del vello ovino. Protagoniste di un riutilizzo intelligente della materia prima sono le donne dell’associazione Coda di lana che opera da alcuni anni in Valcamonica.
Un esperimento di riutilizzo della lana potrebbe riguardare la fabbricazione di pannelli modulari coibentanti che aiuterebbero a superare il problema di un lavaggio molto costoso, e metterebbero a disposizione del materiale naturale molto efficiente per l’edilizia. Basterebbe produrre pannelli di diverso spessore miscelando la lana con calce e qualche colla apposita perché il modulo componibile rimanga solido e non possa essere attaccato da acari e topi. Dovrebbe cimentarsi nell’operazione qualche impresa del settore edilizio in collaborazione con i pastori e provare a sperimentare un nuovo utilizzo della lana che non trova adeguato spazio nei filati nell’economia di oggi e quindi rappresenta un costo notevole per lo smaltimento.
Ci sono poi iniziative che riguardano l’allevamento e che dimostrano che, se si punta a prodotti di qualità certificata, l’investimento può diventare molto redditizio. La catena del formaggio Silter sta lì a dimostrarlo. I due problemi più grossi da affrontare sono, a mio avviso, le limitazioni che derivano dalle aree protette (parchi) non tanto perché impongono regole da rispettare, ma perché hanno trasformato significativamente l’ambiente montano avendo favorito l’aumento esponenziale di animali come i cervi e i caprioli. Pure l’arrivo del lupo e dell’orso, in ambienti dove questi animali erano stati eliminati dall’uomo, crea grosse difficoltà all’allevatore.
L’altro problema, molto più preoccupante del precedente, è l’assenza di iniziative imprenditoriali in campo agricolo e dell’allevamento da parte dei giovani. Pare sia passata nella mentalità delle Valli l’idea che dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento sia di per sé degradante. Non è affatto vero, ma è necessario che i giovani possano avere una formazione a livello universitario che li qualifichi come imprenditori del settore primario, senza complessi di inferiorità.
Del resto, gli agriturismi, che sono fioriti in tutte le valli Alpine, sono lì a dimostrare che un futuro per iniziative di tal fatta non solo è prevedibile, ma garantisce guadagni e soddisfazioni personali molto promettenti.
Certo, per cercare soluzioni in campo agricolo e dell’allevamento bisogna superare la mentalità tipica del lavoratore dipendente e riuscire, all’inizio magari solo in forma sperimentale, e poi, gradualmente, in forma imprenditoriale, a creare aziende che possono dare reddito non solo ad alcune famiglie, ma alle terre alte più in generale. Non è un ritorno all’antico. È l’idea di un futuro che recuperi le qualità dell’ambiente montano e le trasformi in occasione di vita. Contro l’abbandono.