C’è una linea di sole che mi aspetta. Ogni mattina è dietro alla mia finestra. Scalpita, bussa, vuole entrare a fare colazione con me. Io la guardo, “Sei sicura, anche oggi vuoi entrare? Non preferisci restare fuori a giocare con la primavera?”. Nulla, non risponde nemmeno, non risponde mai. Apro ed entra. E io non lo so. Vorrei essere quel pezzo di sole che non mi lascia sola, quel pezzo di luce che fa a pezzi tutto il resto. Mi viene addosso, sullo yogurt, sul caffè, sulle mani. Attraversa tutto il tavolo e sembra rimbalzare sul muro.
È la mia compagnia quando mi sento poco mia. E poi rimane in silenzio. Che bello. Provo a prenderla. Ma non ci riesco. Ed è bello non riuscire a prendere ciò che non si può prendere. E poi piano piano scivola via. Mi lascia così. Nuda su un letto sfatto e fatto di incanto.
Ma domani torna. E chi torna e ritorna è sempre un tornare di ritorno. Ho così bisogno di fermarmi dove qualcuno mi accudisce in silenzio, senza chiedermi nulla. Senza parlami di nulla. In una mattina di maggio. Dove mi lavo di lacrime e mi asciugo di vento.

