O la Festa della Liberazione diventa la festa della riconciliazione nazionale e una festa di pace, oppure è meglio cancellarla. Se diventa il pretesto per innescare ogni anno nuovi conflitti, alimenta la distruzione degli intendimenti di coloro che hanno per la prima volta voluto la celebrazione del giorno della vittoria contro le due dittature violente del secolo XX.
Abbiamo ormai anche in Italia una democrazia consolidata. La dimostrazione, paradossale ma non troppo, sta nel fatto che oggi sono al governo coloro che fino a ieri (e alcuni anche oggi) ricollegano la loro cultura politica alla dittatura nazifascista. Possiamo essere in totale o parziale disaccordo con i programmi che stanno realizzando i partiti di centrodestra. Non possiamo però dimenticare che hanno legittimamente vinto le elezioni e hanno diritto di governare.
Nei momenti cruciali della storia della Repubblica dobbiamo avere il coraggio e la saggezza di dire che l’unità del paese deve essere, almeno sui principi fondamentali, condivisa da tutti.
Abbiamo la fortuna di avere dei principi costituzionali che certificano che la Repubblica è antitotalitaria e respinge nettamente tutte le ideologie razziste e guerrafondaie che hanno contraddistinto lo sciagurato ventennio che si è concluso, non a caso, in un bagno di sangue.
Dopo 81 anni, credo che sia giunto il momento di guardare al futuro e non di stare continuamente ancorati al passato ormai remoto.
Per me il 25 aprile e il 2 giugno hanno questo senso. Se dai cortei si esclude la Brigata Ebraica che ha combattuto per liberare l’Italia dal fascismo e la si considera complice di Netanyahu che non vuole due Stati per due popoli, che è fautore non solo della difesa di Israele, ma di una aggressività continua e ingiustificata contro i palestinesi, si commette un errore storico imperdonabile.
È sempre necessario distinguere la politica di un governo dall’amicizia verso un popolo. Classificare il perseguitato popolo palestinese come rispettoso degli ideali dei partigiani ribelli per amore è operazione truffaldina. La Palestina stava dalla parte di Hitler, non delle democrazie. Ciò non significa negare il fatto che oggi quel popolo deve avere un suo Stato e non deve essere continuamente emarginato ed oppresso dalla destra israeliana al governo. Altro aspetto negativo delle manifestazioni appena concluse è l’aggressione verso gli aggrediti ucraini. Se il dissenso verso Israele può trovare qualche giustificazione legata alla distruzione di Gaza e l’abusiva occupazione della Cisgiordania volute da Netanyahu attraverso l’uccisione di bambini inermi, di civili, di personale medico e di giornalisti, l’esclusione dai cortei di coloro che portano le bandiere dell’Ucraina è veramente un insulto alla Resistenza e ai principi della nostra Costituzione che ne sono il derivato. Se le bandiere di un popolo aggredito non vengono considerate alla stessa stregua della lotta di Liberazione, vuol dire che abbiamo perso veramente la testa e l’orizzonte della nostra capacità democratica.
Su questi punti fortunatamente c’è una larga convergenza di parte consistente delle forze politiche di destra e di sinistra. Ciò è confortante. Ma spesso sono i popoli che cavalcano motivi di divisione assurdi. Non dimentichiamoci che a volte le dittature sono state votate dal popolo (Mussolini e Hitler). Ricordiamoci che fascismo e nazismo hanno goduto di largo consenso in tutti gli anni Trenta. Addirittura Hitler non ha conosciuto una vera lotta di liberazione all’interno della sua nazione.
Il popolo che agisce per impulso e senza capacità di analisi razionale ha torto anche in democrazia. Il 25 aprile, sottolineiamolo, può o deve diventare la festa di tutti coloro che pensano che per il futuro non ci siano strade diverse da seguire se non quelle di una forte democrazia nazionale e internazionale. L’Europa va costruita e deve fondarsi su principi del genere. Se ci dimentichiamo che gli oppositori alle dittature non avrebbero mai potuto conquistare il potere con libere elezioni, come invece è accaduto in Italia per alcuni nostalgici dei periodi bui, cancelliamo uno degli aspetti qualificanti della nostra vita democratica. Nessuno può essere condannato per sempre all’opposizione. Nelle vere democrazie gli oppositori possono sempre diventare governanti e coloro che vincono, possono ritornare ad essere opposizione minoritaria. Questo è il sale del liberalismo. Con le dittature le opposizioni sono state incarcerate, mandate al confino, uccise, costrette all’emigrazione. È tempo di dire che l’alternanza in democrazia può essere una medicina salutare. Poi vinca il migliore.


