Logo
Calendimaggio

Qui in Trentino non sono rare le sagre di paese dove vengono aperti a turisti e ai locali i portoni di vecchi fienili, cantine o stalle. La mia preferita porta il nome di Calendimaggio. È infatti una festa tradizionale di Primavera che si tiene in un borgo storico il 1° maggio, le calende di maggio appunto, pensando all’antico calendario romano da cui deriva sicuramente il nome. Così, per onorare la mia partecipazione annuale, ho preso la macchina e, la sera, me ne sono andata in questo paesetto non lontano da dove vivo. Già di per sé questo luogo mi piace perché vi è qualcosa di attraente e inspiegabilmente magico. Sarà che le leggende dicono che fosse popolato da streghe e che fu luogo di roghi e processi alla fine del ‘600. Sarà per il vecchio palazzo dei Conti Lodron, che se ne sta sdraiato per lungo per metà del borgo, offrendo uno spettacolo di mura imponenti e silenziose e segreti cortili dove basta apparecchiare perché al passante sembri di essere invitato a un vero simposio. Sarà per gli alberi di quercia meravigliosamente alti e ritorti che fanno giochi di ombre con le fiaccole della notte. Ma vi giuro che qui un’ora può sembrare eterna perché il tempo non scorre così di fretta come in altri luoghi. Appena ho parcheggiato mi sono dilungata un po’ tra i mercatini per scorgere qualche oggetto insolito da riportare a casa e poi mi sono mangiata un piatto di gnocchi violacei, conditi con burro di malga e fiori edibili. Adoro mangiare i fiori. Per noi ragazze moderne e’ come fare una trasgressione.  Ci sembra più pericoloso di berci un’aspirina, che invece mangiare i fiori sarebbe la cosa più semplice che ci sia in natura.
Ho ascoltato le note di una chitarra svolazzare nella sera e, prima di rompere questo sogno di inizio primavera, mi sono promessa di comprare una fortaia (tipica frittata dolce trentina) in vendita a quattro euro e di guardarmi ancora un po’ attorno.
Così ho scovato un vecchio fienile e mi ci sono infilata dentro. Una luce calda ha abbracciato me e tanti libri ben disposti tutt’attorno. Era stata creata una sorta di libreria con parecchi testi in vendita. Ed è qui che mi sono imbattuta in un volume con le fiabe di Andersen. Mettermi a sfogliarlo e’ stato un attimo, perdersi nelle acque della Sirenetta, un secondo. Ma poi una voce ha interrotto le mie conversazioni con il Soldatino di stagno: “Lo prenda! Costa quattro euro!”.
Allora: al giorno d’oggi 31 fiabe tra le più fantastiche al mondo, costano come una fortaia! Mi sono bloccata di colpo: “Solo… quattro… euro??”. La signora difronte a me ha annuito trionfante. Andersen ha scritto queste fiabe durante il corso di gran parte della sua vita usando un’immaginazione straordinaria. Ma questo valore, mi sono chiesta alla luce di queste lanterne fiabesche, dove sarà finito?
Ho accarezzato il volume abbandonato e me lo sono stretto al petto prima di congedarmi dalla vecchietta della sagra. Forse incontriamo molte cose di valore gironzolando nelle nostre vite, ma riusciamo sempre a tirarle fuori dal mucchio? Sicuramente i miei lettori vorranno sapere che fine ha fatto il libro e se ho mangiato la fortaia che avevo in mente. Sì, quella me la sono andata a prendere subito prima di lasciare la festa, l’ho fatta riempire di Nutella e ho riportato i valori dei miei zuccheri allo stato normale. Perché ho uno spirito moderno, necessario a sopravvivere oggigiorno. Le fiabe di Andersen, invece, si trovano attualmente sul mio comodino. Ne sto leggendo una ogni sera, prima di addormentarmi. Perché in me alberga un cuore antico che si quieta meglio con novelle d’altri tempi.