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Ranica, don Massimo Colombo si racconta: “Ranica è la mia prima parrocchia, arrivo da un’esperienza di cura delle vocazioni giovanili. Ho vissuto in mezzo ai giovani… La perdita della mia mamma quando ero un ragazzino…”

Nello scorso numero abbiamo avuto il piacere di fare una bella conversazione con Don Francesco Sonzogni, il parroco che lascerà Ranica a settembre (la data non è al momento ancora confermata n.d.r) per prendersi cura della parrocchia di Montello. Oggi siamo a Brusaporto per incontrare chi lo sostituirà, ovvero Don Massimo Colombo: “Al momento sono qui per dare un supporto all’amministratore parrocchiale Don Carlo Nava, perchè a settembre 2025 non avevano nominato il nuovo parroco”. Ci confermi che Ranica sarà la tua prima parrocchia? “Sì, di per sé come parroco è proprio la prima esperienza, devo dire che per me è emozionante e al contempo credo sarà un bell’impegno. Diciamo che è un cambio di prospettiva non indifferente. Arrivo da un’esperienza dove ho fatto nove anni da curato dell’oratorio a Mozzo, dove attualmente risiedo. Contemporaneamente, da sei anni, sono anche responsabile della propedeutica del Seminario, che ha sede proprio a Mozzo, perciò mi occupo, incaricato dal Vescovo, delle vocazioni giovanili”.  Impegno che immagino ora dovrai lasciare: “Necessariamente, diventando parroco, devo lasciare quelli che sono i miei impegni con il seminario e con la pastorale giovanile diocesana. L’esperienza per la parrocchia penso sarà totalizzante”.
Interessante questa tua esperienza, puoi raccontarci di più? “Il mio è stato, anzi al momento lo è ancora, un ministero privilegiato perché in questi 13 anni, da quando sono stato ordinato prete nel 2013, ho sempre vissuto insieme ai ragazzi. Dai ragazzi della catechesi, agli adolescenti e in modo particolare ai giovani in questi ultimi 6 anni. Perciò sicuramente mi sento un privilegiato perché stare con i giovani è sempre molto bello e anche molto fruttuoso”.  Anche tu sei giovane: “Forse non proprio giovanissimo (ride, ndr) sono dell’88. In ogni caso è un’esperienza che lascio con gratitudine anche perchè mi ha permesso di avere uno sguardo su tutta la diocesi, non solo su una parrocchia. L’esperienza del seminario ti aiuta a incontrare le tante realtà della diocesi, i giovani, che comunque non sono pochi, che si affacciano alle domande della fede, che si interrogano dal punto di vista della fede. Adesso però sento anche che è giusto fare questo ulteriore passo”.
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