Logo
Eugenio Epis, da Oneta a Ponte Nossa passando per l’Angelo Mai e la Somalia fino alla presidenza del Maglio

“Aveva bisogno di attenzioni, manutenzione e di un’impronta didattica. Da anni voglio lasciare, ci pensino i giovani”

Eugenio Epis è, o forse meglio dire, è stato, un punto di riferimento per il Maglio Museo. Sempre disponibile con un sorriso accogliente e una cultura importante ha parlato a migliaia di studenti e gruppi giunti a Ponte Nossa per conoscere uno dei magli più importanti e sicuramente meglio conservati della bergamasca. Abbiamo utilizzato il presente perchè Eugenio è ancora il presidente dell’associazione “Amici del museo del maglio” che lo gestisce dal 2001. Abbiamo usato il passato perchè da circa 3 anni Eugenio si occupa continuativamente della moglie che è affetta da Alzheimer e non può più essere lasciata sola. Mi accoglie nel suo bell’appartamento sulla strada che una volta era l’unica via per raggiungere Premolo. Profumo di pulito, tante foto dei tempi andati e cartelli ovunque che segnalano “cara non aprire la finestra”; “il bagno è in fondo”… sul tavolo del salotto un mazzo di carte ancora “caldo”: “Giochiamo tantissime partite al giorno di Scala 40… desidera sempre giocare, è un bel modo per tenerla tranquilla e serena”. Commovente la dolcezza di questo marito nei confronti della moglie, solo mi devo sbrigare perchè tra poco la porterà a mangiare il gelato a Clusone come fa sempre. Ma non c’è e non c’è stato solo il maglio nella vita di Eugenio, la sua storia parte da lontano e ha attraversato tante esperienze. Di che classe sei? “Sono nato nel 1943 a Oneta. Ci siamo trasferiti a Ponte Nossa con tutta la famiglia in questa casa che ha costruito mio padre nel ‘57. Questa contrada si chiama Capra Bassa. Qui intorno veniamo quasi tutti da Oneta o Gorno perchè quelli di Nossa avevano la casa nelle proprietà della De Angeli Frua, mica pensavano fosse necessario costruirla ai tempi. Invece dai paesi vicini venivano qui perchè era un polo industriale che offriva migliaia di posti di lavoro. Mio padre però il lavoro l’aveva alla società prima SAPEZ poi AMMI, quella delle miniere, ma era un amministrativo. In questa casa vivevamo in dieci tra figli e genitori, allora non c’era il problema della denatalità ma il contrario!
ARTICOLO COMPLETO SUL NUMERO IN EDICOLA DAL 17 APRILE