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Riva di Solto, quando “l’autorità” dimentica l’umanità. In un piccolo paese, dove tutto si vede, tutto si sa e tutto si ricorda, episodi simili non si dissolvono in fretta

Lasciano tracce. Non solo nei fatti, ma nella coscienza di una comunità
Riva di Solto, un piccolo paese di appena 700 anime, dove ogni storia si intreccia, l’aiuto reciproco è la regola e l’umanità dovrebbe essere il primo valore.
In comunità così ristrette, rispetto e sensibilità non sono semplici virtù: sono fondamenti.
Eppure, talvolta, qualche individuo sembra smarrire questa consapevolezza.
Il 28 marzo 2026, un giorno di dolore: mio papà ci ha lasciati.
Sei figli, una famiglia colpita nel profondo.
La comunità si stringe attorno a noi.
Il 30 marzo 2026 la chiesa è colma; il silenzio è permeato di rispetto.
Il sermone di mio zio – sacerdote accorso in tutta fretta dal Cile – è stato dignità e memoria.
Il coro ha accompagnato con fervore; in ogni canto si percepiva il pulsare dei cuori, in un’atmosfera intensa e condivisa.
In quel momento autentico, pur tra smarrimento e dolore, i miei fratelli ed io abbiamo trovato conforto nell’abbraccio della comunità, che ha condiviso il nostro peso, rendendolo più lieve.
Dopo la funzione, sul sagrato, si consuma l’ultimo saluto prima della partenza del feretro per la cremazione.
Un dolore immenso: era il mio papà.
È proprio lì, nel momento più fragile, che il titolare delle pompe funebri riceve due chiamate dal telefono del sindaco. Non risponde, poiché il momento richiede silenzio.
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