È difficile astenersi dal pensare che un Presidente degli Usa, che si autorappresenta nel suo account ufficiale della Casa Bianca come un Cristo che guarisce un malato, avendo alle spalle una grande bandiera a stelle e strisce; che qualche ora prima ha dichiarato che Papa Leone XIV è diventato papa grazie a lui; che quasi un mese fa voleva nominare direttamente il successore dell’Ayatollah Khamenei… beh, è difficile astenersi dal pensare che il succitato abbia ancora tutte le rotelle a posto. Un gruppo di neuropsichiatri americani, coordinati da Bandy Lee, già nel 2017–2018 pubblicò il libro “The Dangerous Case of Donald Trump”, nel quale si avanzavano a carico del Presidente sospetti di demenza lobo-frontale. Così anche più recentemente lo psicologo John Gartner. D’altronde, mancano diagnosi ufficiali. A noi, intanto, resta in mano il cerino del capo della più grande potenza mondiale, che ha il potere e le armi per scatenare l’apocalisse. Lasciando pertanto i sentieri inquietanti della psichiatria, preferiamo qui dedicarci ad analizzare il mix culturale che sta dietro o davanti a Trump. Il tema riguarda gli USA, ma anche qualche discepolo italiano.
Questo mix è il Cristianesimo neo-evangelico, sia cattolico sia protestante. Alla sua base sta l’idea che gli USA sono il nuovo popolo eletto, esattamente come la destra ebraica religiosa crede sia Israele. Uno dei Padri Pellegrini John Winthrop, che nel 1630 guidò la migrazione puritana nel New England, aveva preso dal Discorso della Montagna, nella versione di Matteo 5, il versetto “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte” e lo aveva applicato alla nuova colonia.
Più di un secolo dopo Thomas Jefferson aveva ripreso “la città sulla collina”: gli Stati Uniti dovevano essere per tutti gli altri popoli, in primo luogo quelli europei, un modello di democrazia, fondato sui diritti naturali alla vita, alla libertà, alla felicità. Insomma, una versione laico-illuminista del messianismo del progresso e della liberazione, che Jefferson aveva mutuato, dicono gli storici, da Pasquale Galluppi, filosofo napoletano contemporaneo.
Il regime democratico americano ha sempre separato nettamente Chiesa e Stato, ma non dalla religione. Basta guardare la banconota di un Dollaro per rendersene conto. In fronte sta scritto, tra l’altro: “In God We Trust” (“In Dio noi confidiamo”) e retro “Novus Ordo Seclorum” (Nuovo ordine dei secoli), con l’Occhio della Provvidenza sopra una piramide. Protestanti o cattolici che fossero i Presidenti, hanno tutti invocato Dio, giurato sulla Bibbia, ma poi finiva lì. Nel frattempo, quelli del Ku Kluz Kan bruciavano le croci, a volte con qualche nero inchiodato sopra.
Solo negli anni ‘70 del ‘900 è venuta avanti negli Usa un destra religiosa, il cui maggiore rappresentante è stato Pat Robertson, che ha dato battaglia sulla legalizzazione dell’aborto, sulla rivoluzione sessuale, contro la secolarizzazione.
Così soprattutto gli Evangelici sono entrati in politica, utilizzando un linguaggio biblico-religioso, prima a sostegno di Reagan e poi di Bush Jr., neo-convertito dopo anni di “sesso, droga e rock’and roll”. Il percorso si completa nel 2016 con Trump, il cui stile di vita non si può propriamente definire evangelico, ma che i Cristiani evangelici e settori di Cattolici conservatori vedono come un combattente, che difende l’America cristiana.
D’altronde, hanno detto, il re persiano Ciro non era affatto un credente nel Dio degli Ebrei, però li ha liberati dalla schiavitù dei Babilonesi.
Oggi Trump è definito il “Katechon”, secondo un’espressione usata da San Paolo nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi: “Colui che impedisce il trionfo dell’Anticristo”. Che sarebbe, secondo la versione che ne ha dato Kyrill, Patriarca di tutte le Russie e “cappellano di Putin”, il globalismo occidentale, la democrazia, il Gay Pride ecc…
Attorno a Trump girano oggi personaggi quali Paula White, sua consigliera spirituale, che predica il “prosperity gospel” (il vangelo della prosperità), visto che Trump ha annunciato l’imminenza di una “nuova età dell’oro”. Altri sono Franklin Graham, figlio del famoso predicatore Billy Graham, Lance Wallnau, che sostiene che Trump è stato scelto da Dio. Messianismo, carismatismo, apocalittismo e un notevole flusso di dollari convergono nel trumpismo “religioso”. Fin che dura. Perché la sconfitta di Orban in Ungheria, il fallimento del Board of Peace a Gaza, l’impantanamento letterale nello stretto di Hormuz e, soprattutto, il crescente scontento degli elettori americani annunciano un declino. È toccato a tutti gli Antipapi.


