Tavernola, Ioris Pezzotti risponde a Privato Fenaroli: “Caro Privato, se non si fosse aperta la miniera di Parzanica forse lo stabilimento sarebbe chiuso ormai da anni”
Buongiorno Direttore,
dopo aver letto la recente intervista del concittadino ed ex Sindaco Privato Fenaroli desidero esplicitare le mie considerazioni e puntualizzazioni su alcuni passaggi che mi permetto di non condividere.
Nella mia intervista del 20 febbraio scorso, davo atto a Privato, giustamente, di esser stato il primo Sindaco a cavare qualche soldo al cementificio, tramite una convenzione nel lontano 1991, nella quale si elogiava il ripristino ambientale della miniera Ognoli, peraltro mai realizzato e concluso in conformità al progetto originale predisposto da Regione Lombardia, nel quale erano previsti campi da tennis, serre, coltivazione di frutti e chi più ne ha più ne metta, tutte cose di cui non si è vista nemmeno l’ombra.
È del tutto ovvio che tale convenzione, come ogni contratto, non è mai a senso unico, si dà qualcosa, in cambio di qualcos’altro, tutto sta nel trovare l’accordo sull’equità dello scambio.
In particolare, nel ’91 era in ballo l’apertura della miniera di Parzanica Ca’ Bianca, proprio nel momento in cui lo scempio della miniera Ognoli, ormai in esaurimento, era sotto gli occhi di tutti. C’era bisogno di dare credibilità a quel ripristino ambientale che la Regione aveva progettato già dal 1986 ma che faticava a realizzarsi, si vedevano talee, arbusti più o meno spontanei e poco più, ma serviva qualcosa alla cementeria, affinché le istituzioni potessero autorizzare un’altra miniera in questi stessi luoghi, dove, peraltro, si erano già alzate diverse proteste.
Perciò cosa c’era di meglio di una convenzione firmata proprio dal Sindaco di Tavernola che si esprimesse positivamente sul ripristino ambientale della miniera Ognoli e sulla serietà di un cementificio che, sul ripristino ambientale, come si legge nella convenzione, “ha anticipato e superato le previsioni legislative” (?)
Ma il Ministero per l’Ambiente, in una nota del 22/12/1993 recita, “si considera lo stato di fatto della limitrofa miniera di Tavernola, gestita anch’essa dalla ditta in oggetto, ove tutt’ora la documentazione fotografica fornita indica l’assenza di ripristino vegetazionale delle aree coltivate ed un preoccupante, ai fini del dissesto idrogeologico, stato di degrado”.
Da ciò è evidente comprendere che ogni epoca di “convenzione” o “non convenzione” ha avuto le sue motivazioni. Posso parlare ovviamente per il periodo della mia amministrazione in cui, come già detto, la contropartita a carico del Comune sarebbe stata sottoscrivere che il cementificio costituirebbe un polo importante per il futuro di Tavernola e che l’azienda avrebbe utilizzato combustibile da rifiuti.
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