Sovere, Don Carlo: “Alle Fiorine una comunità che ha avuto anche la pazienza di darmi il tempo di imparare a fare ciò che dovevo fare. Le tre nuove parrocchie di Sovere le conosco poco…”
«Ho voglia di incontrarvi e di conoscervi e spero che anche voi abbiate voglia di conoscermi ma soprattutto di perdonarmi gli errori che andrò a combinare, perché giustamente ho ancora tanta esperienza da fare e magari rischierò di fare cose o scelte che all’inizio non riusciranno a rispondere adeguatamente alla situazione. Però, ci mettiamo in gioco e vediamo. Intanto speriamo di incontrarci presto».
Don Carlo Maria Viscardi, che da ormai quattro anni è parroco delle Fiorine, si rivolge così ai fedeli di Sovere, Piazza e Sellere, le tre comunità di cui diventerà parroco tra circa cinque mesi, il prossimo settembre.
«Per ora queste tre parrocchie le conosco poco», confessa il sacerdote quarantaduenne. «Ho delle persone che conosco che sono passate di lì o che ci hanno lavorato, o qualche mio ex compagno di seminario che ci abita. Adesso sto cominciando a incontrare don Angelo Passera, che è l’attuale parroco, per cercare di capire un po’ com’è la comunità, cosa si muove e che cosa c’è già».
E proprio questo desiderio di capire, conoscere e scoprire la realtà soverese per don Carlo è l’attività più importante di questi mesi e del suo primo periodo nel Sebino, «perché ogni comunità ha una sua vita, ha una sua storia e non si può intervenire a gamba tesa dicendo “cambio perché a me non piace” o semplicemente perché non è secondo il mio stile. La prima cosa che bisogna fare è ascoltare, capire le esigenze e soprattutto vedere se c’è gente che ha voglia di camminare e lavorare insieme. Perché se trovi queste figure, queste persone, allora si possono costruire tante cose belle. Se fai fatica a trovare queste persone, allora il cammino sarà un po’ più impegnativo, un po’ più zoppicante e un po’ più lento».
Il grande cambiamento per don Carlo sarà quello di dover gestire tre comunità. Per lui sarà la prima volta nei suoi diciassette anni da sacerdote.
«Avere una sola parrocchia ti rende un po’ più sereno e ti dà la possibilità di dedicare tempo nello stare con le persone, che secondo me è la pastorale più preziosa e più bella. Tante iniziative nascono perché stai in mezzo alle persone, nascono perché eri lì a bere il tè al bar dell’oratorio e una catechista ti dice: “hai sentito di quell’evento? potremmo far qualcosa anche noi!”. E allora puoi mettere in moto qualcosa di bello e soprattutto di condiviso.
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