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Il prima/vera e il dopo

Scivola menta sopra la mente smentendo la voglia di mentire in questa primavera che mi sbatte al muro quintali di petali di malinconia. Mi manca così tanto chi non c’è, che alla fine c’è senza essere qui. Però non vale. La primavera è vera perché è prima e tu eri la materia prima di questa prima volta che non se ne va. Gli amori sono tutti uguali quando sono all’inizio e sono uguale anch’io come dicevi tu a chiunque ti abbia dato di primavera, il ricordo di un prato notturno, cioccolato sull’erba, sorrisi in stazione; a chiunque per te abbia riempito scaffali di libri di poesie, spalmato marmellate sopra fette di pane sbriciolate sul divano, sperato colazioni. Sono senza un inizio e con poche fini a cui arrivare senza fine: incespico, temo, mi risparmio le parole che di sera fanno male, per premura, a volte, e, come tutti, altre volte solamente per paura, in fondo ne bastano poche, come il pane che si fa con la farina, non voglio più molto, ne volevo di più prima, quando il prima era senza un dopo. Sono uguale a tutti quelli che si inseguono e non si trovano e corrono per non fare tardi ma poi il tardi è sempre il presto di qualcosa che non arriva mai. Mi sento come chi è sceso dall’auto controvoglia per lasciarti in mezzo al mondo, così piccola. Come una notte senza sogni.