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Benedetta gente

La notizia sarebbe sconvolgente, al limite della bestemmia, se il protagonista non fosse il guitto che sta alla Presidenza degli Stati Uniti d’America: non sarebbe stato, secondo la versione di Trump, lo Spirito Santo a ispirare la nomina di Leone XIV a Papa, ma lui stesso, con questo aspirando non solo al Nobel della Pace scatenando guerre (un evidente ossimoro), ma aspirando addirittura a sostituire la terza persona della Trinità. Mettiamola sulla battuta, anche se il mondo davvero non sembra più attrezzato per una risata, che in tutta evidenza, non li e ci seppellirà.
E così il Papa attuale, che veniva vissuto per un “invisibile”, che aveva imbarazzato una parte del mondo cattolico per la sua visita al Principato di Monaco, quando i suoi predecessori visitavano la favelas, è balzato alla ribalta per aver detto quello che da un Papa ci si aspetta che dica, un richiamo alla pace, e mi viene in mente la “Pacem in terris” di Giovanni XXIII, che gli provocò a suo tempo addirittura l’accusa di qualche sintonia con la dottrina marxiana, ma anche la crisi di Cuba, che (forse) si risolse anche per la sua mediazione tra Unione Sovietica (Krusciov) e Stati Uniti (Kennedy).
Si cerca qualche notizia che ci tranquillizzi. Qualche ventata giovanile arriva (e anche il “vento dell’est” ritorna, timidamente). E dai social in cui i giovani sembravano tutti essersi nascosti (o rifugiati), sono scesi nelle piazze di questo mondo che li snobba, li disprezza, li emargina, li umilia, spegnendogli i sogni, nemmeno all’alba, proprio sul nascere. Il sociologo Galimberti ha citato Nietzsche sulla presunta crisi giovanile: mancanza di scopo (ecco i sogni, il che fare…) e mancate risposte ai perché (dall’alto in basso: perché sono al mondo, cosa ci sto a fare, perché devo obbedire, a che serve studiare ecc.).
Noi vecchi, nel dopoguerra, abbiamo coltivato sogni, utopie e abbiamo frequentato non il passato ma il futuro. Oggi si frequenta il presente, l’hic et nunc.
A Budapest l’anno scorso ho visitato una città deserta, in una piazza solo un raduno di nazisti con il braccio teso, la guida che decantava il presidente Orban (“ma sapete che è laureato?”), il fiume silenzioso, i monumenti, le strade vuote, solo gruppi di turisti. Magari è esagerato pensare che con la caduta di Orban il pianeta possa tirare un sospiro di sollievo. Magari è solo una sorsata di ventolin che non cura l’asma, ma aiuta a respirare meglio per un po’. Altrimenti non ci resterebbe che la resa, ripetendo il titolo di un vecchio film: “fermate il mondo, voglio scendere”.