Piangaiano, Valentina e la sua pasticceria… casalinga (direttamente dalla cucina di casa sua, nessun negozio)
“L’obiettivo è creare qualcosa di buono che faccia bene a chi lo mangia e non faccia male al pianeta”
Un timido sole primaverile si affaccia alla finestra di Valentina (di cognome Testa), nella sua casa di Piangaiano. Qui la sua cucina si è trasformata in una pasticceria dolce e salata, un laboratorio domestico dove è impossibile resistere al profumo dei prodotti a km0 che si trasformano in prelibatezze per ogni occasione. Un progetto partito a metà febbraio, “ma ho iniziato a preparare tutto più o meno un anno prima a cui ci aggiungo almeno 10 anni di pensieri e di sogni ad occhi aperti”. Valentina, partiamo da te a raccontare questa tua nuova realtà: “Ho 32 anni, sono originaria di Sulzano ma da qualche anno vivo a Piangaiano, insomma, ho cambiato lago! (sorride, ndr). Sono finita qui perché ho fatto il liceo classico a Lovere ed è lì che ho conosciuto mio marito Gabriele. Dopo la laurea in Lingue Straniere ho sempre lavorato nella ristorazione, più che altro in situazioni stagionali, in sala come cameriera e come barman. Ho sempre avuto la passione per la pasticceria e il pallino di poter aprire qualcosa di mio”.
E poi? “E poi il Covid ci ha costretti a casa e ha cambiato tante cose, ho passato la prima estate a casa e ho scoperto l’associazione Iad Italia, che guida le micro imprese alimentari domestiche, quindi ti segue nel percorso di sistemazione della cucina in modo che rispetti le normative Asl e ti aiuta a far partire la tua attività domestica. Quello che ho deciso di fare è prendermi un po’ più di calma dal lavoro e aprire un microlaboratorio in casa in modo da seguire le mie tempistiche e poter passare più tempo con la mia famiglia, mio marito Gabriele e i miei tre gatti, che ovviamente in cucina non entrano. Come secondo lavoro sono sommelier nella cantina Derbusco Cives, in Franciacorta, ma soltanto nel fine settimana”.
Il progetto prende il nome di Panetique Home Bakery: “Volevo qualcosa che richiamasse quello che faccio, quindi la pasticceria e la panetteria in generale, ma anche il concetto di etico, di valori a cui voglio tornare e mi sembrava che questo nome potesse raccogliere entrambe le cose”.
Cosa significa essere un microlaboratorio etico? “Mi baso semplicemente sugli ingredienti che utilizzo, voglio orientarmi su qualcosa di lento, di più curato e più sano. Uso per esempio uova di galline biologiche quindi allevate all’aperto, in libertà e alimentate con mangimi biologici piuttosto che affidarmi a preparati industriali che, certo, sono comodi però non rispecchiano la mia filosofia. Senza dimenticare uno sguardo al prossimo, se c’è qualche avanzo di produzione, cerco sempre di riconvertirlo in qualcosa da regalare in modo da non avere sprechi alimentari”.
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