Vertova, lo scultore Giuseppe Guerinoni, in arte Gueri, ricordato dalla compagna Mariella
“Nelle sue opere rimane non solo il segno delle mani, ma anche qualcosa di più profondo. Una parte di lui vivrà per sempre”
Ci sono persone grandi e luminose che vivono accanto a noi e che spesso scopriamo davvero solo quando se ne vanno, magari leggendo un articolo sul giornale. Spero che molti l’abbiano conosciuto in vita, magari anche attraverso una delle sue opere.
Di lui si è scritto – e si usa il presente, perché l’artista, in un certo senso, resta – che è stato un autore poliedrico, capace di esplorare scultura, pittura e grafica con una forte personalità, riconoscibile nel segno. Figlio d’arte, Gueri ha “respirato” sin da bambino l’aria creativa della bottega del padre, Luigi Guerinoni detto Guerinù. Ha poi seguito l’apprendistato negli studi di amici del padre: Costante Coter (1899-1972), allievo a Milano di Ernesto Bazzaro e Piero Brolis (1920-1978), amico e collaboratore di Arrigo Minerbi. Importante anche la frequentazione dei corsi di scultura all’Accademia Carrara, sotto la direzione di Elia Ajolfi (1916-2001), artista formatosi nella bottega del padre Francesco insieme a Manzù.
Molte le mostre nel corso della sua lunga vita, numerose le collaborazioni e le committenze, anche per la famiglia della storica firma della moda Trussardi. Un artista bergamasco capace di trascrivere, nel bronzo e sulle lastre, un pezzo di Novecento: tra una tradizione che viene da lontano e una contemporaneità che guarda avanti. Se n’è andato in una fredda giornata di fine marzo, accudito con amore dalla compagna Manella Perani.
Mariella, legata a lui da una vita di amore e d’arte – anche lei scultrice — racconta: “Il papà di Gueri, il Guerinú, è rimasto orfano di madre alla nascita: un fatto che ha inciso profondamente anche nella sensibilità artistica di entrambi. La sorella Teresa aveva sposato Attilio Nani, le cui opere sono esposte anche al museo MAT di Clusone“.
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