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L’ultimo spenga la luce

Se si vuole capire come avvenne il popolamento delle Alpi dopo il XIII secolo è bene leggere e ascoltare Annibale Salsa. Se, in una fase di drastico repentino abbandono dei piccoli paesi di montagna, si vuole comprendere come frenare l’esodo e invertire la rotta si può avere un riferimento sicuro: Giovanni Teneggi. I due studiosi e relatori, che possiedono una vasta frequentazione delle realtà alpine, sono stati invitati dal Collettivo Alta Valcamonica. I “Resistenti”, come si sono autonominati, si occupano di “riflessioni, strategie e prospettive per il contrasto allo spopolamento dei territori montani”.  Mettono a disposizione le loro analisi e le loro proposte in merito a un problema che, da almeno un ventennio, sta preoccupando gli abitanti e gli amministratori delle valli.
L’antropologo e storico Salsa, già docente dell’Università di Genova, offre puntuali analisi storiche su quando e sul perché la montagna era attrattiva e ora non lo è più se non come “parco giochi ricreativo mordi e fuggi” per le grandi città di pianura. Non c’è molta letteratura su questi temi. Una delle ricerche più interessanti, ma ormai introvabile, è quella di Pier Paolo Viazzo intitolata “Comunità alpine, ambiente popolazione struttura sociale nelle Alpi dal XVI secolo a oggi”.
Il ricercatore si sofferma in modo particolare sulla Valsesia e su alcuni aspetti delle comunità trentino tirolesi, ma accenna solo di sfuggita alle valli bergamasche e bresciane che sono il cuore delle Alpi centrali lombarde e che hanno molto da dire sull’economia antica e moderna delle popolazioni montane. Annibale Salsa è esperto di montagna non solo come studioso, ma perché l’ha percorsa in lungo e in largo, “pedibus calcantibus”, come ex presidente nazionale del Cai. Ha al suo attivo molte pubblicazioni in merito. Ne citiamo solo due: “Il tramonto delle identità tradizionali” e “Un’estate all’alpeggio” dove spiega come la montagna era diventata attrattiva perché rendeva più liberi delle città e perché alcune scelte politiche avevano incentivato il dissodamento delle terre alte in cambio dello scioglimento delle catene della servitù della gleba o del servizio semischiavistico sulla navi-galere di Venezia.
Teneggi è invece attivo non solo nell’analisi, ma nella proposta concreta di idee e azioni che servano nella pratica a invertire la rotta dell’abbandono. Ha seguito il comune di Dossena in Val Brembana per costruire un progetto che ridia fiducia nel futuro delle terre alte. Da alcuni anni guida i progetti che intendono ridare vita a paesi psicologicamente semimorti in Valcamonica e in Italia. Le sue proposte partono dal desiderio. “Ci sono tre quattro giovani un po’ pazzi che nutrono un forte desiderio per il loro paese d’origine?”. Se ci sono, non si inventino da parte dei sindaci richieste inesistenti. Si può partire da lì. Spesso sono dei “ritornanti” perché i residenti quasi sempre esprimono solo pessimismo e quindi disinteresse. Anche a Ostana (Cuneo) è stato un pugno di “ritornanti” che ha dato la svolta. Il piccolo villaggio (negli anni Ottanta ridotto a 5 vecchi abitanti), oggi ne ha più di 90. Ci vogliono quindi dei “sognatori” molto motivati. Teneggi ci ha parlato di diversi progetti di giovani che hanno trasformato le ex scuole elementari in ostelli e centri culturali per ripopolare la montagna. L’esempio principale è l’Ostello Antagonisti-DreamFactory a Melle (Valle Varaita), inaugurato nel 2020 in una ex scuola elementare.
Le iniziative vincenti sono sempre nelle mani di giovani un po’ stravaganti che a volte suscitano diffidenza nelle popolazioni locali. Se c’è carenza di sognatori non ci sono ponti tibetani o nuove piste da sci che tengano. Lo spopolamento continuerà imperterrito. E l’ultimo spenga la luce.