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Quel “pasticciaccio brutto” di Trescore

Il 25 marzo un ragazzo di 13 anni accoltella la sua insegnante di francese e il fatto ha una risonanza nazionale

Mercoledì 25 marzo è un giorno di scuola, un giorno di primavera. Ma a Trescore scoppia il caso di quel ragazzo di 13 anni che accoltella la sua insegnante di francese. Il fatto ha una risonanza nazionale. Poi la lettera del ragazzo, le due lettere della prof dal letto di ospedale. Il ragazzo finisce in una comunità, l’insegnante torna a casa e vuol tornare a insegnare. I social invasi di parole trancianti a caldo, cercasi colpevoli su cui scaricare le emozioni, le reazioni, le paure, le rabbie.
La scuola sta diventando la discarica dei sentimenti e dei risentimenti. Gli insegnanti si trovano di fronte 25-29 ragazzi/e ognuno proveniente da mondi sconosciuti. È la privacy che impedisce di conoscere i problemi dei singoli, le loro difficoltà, le loro sofferenze e carenze fisiche e psichiche e le loro eccellenze. Quindi ripiegano sull’insegnamento asettico, chi capisce bene, chi non capisce è fuori. Lo sconcerto è avere insegnanti che quel “fuori” lo sottolineano pubblicamente, rinunciando all’aspetto educativo, per mancanza di elementi conoscitivi dei singoli. I ragazzi vivono quel mondo come “nemico”, lo vivono come una sorta di campo di battaglia, uno contro tutti gli altri, sgomitare per emergere, per farsi valere o soffocare le sconfitte, le delusioni.
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