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Lettera a Chiara, la prof accoltellata: “Il tuo primo pensiero dev’essere stato: “Non sono riuscita ad aiutarlo””

Un’insegnante ha scritto una lettera alla professoressa Chiara Mocchi, accoltellata da un alunno di 13 anni

Gentile direttore, sono un’insegnante, come la prof. aggredita giorni fa. Le ho scritto queste righe e mi farebbe piacere che venissero pubblicate perché arrivino anche a lei. Grazie
Roberta Bonomelli

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Cara collega, non ti conosco, ma sento di avere molto in comune con te: la stessa professione, lo stesso ordine di scuola, la stessa passione per le discipline linguistiche, lo stesso piglio deciso, la stessa generazione. Ti ho immaginata ieri, all’inizio di una mattina come tante. Ti sei svegliata presto, forse un paio d’ore prima di uscire. Avrai preparato il pranzo o steso il bucato, aiutato i tuoi figli con la colazione o tua madre anziana a vestirsi, dato un’occhiata agli esercizi sui nomi plurali in -aux o al video sui castelli della Loira, annaffiato le piante o passato l’aspirapolvere in cucina. O magari tutte queste cose insieme: le donne energiche ne sono capaci. Poi sei corsa a scuola. Traffico, clacson, file di auto che si imbottigliano tutte verso quel palazzone grigio che più che una scuola sembra una caserma. Ma tant’è: la scuola eredita spesso linguaggi e strutture dal mondo militare. Hai trovato miracolosamente un parcheggio a duecento metri, quindi anche qualche minuto di margine. Sei scesa con calma, trascinando il borsone colmo di libri e appunti che forse non ti servono davvero — la tua materia la conosci bene — ma che porti sempre con te per scrupolo. Hai dedicato un istante al verde brillante sui fianchi delle montagne (anche questo abbiamo in comune, dimenticavo!) e ai cinguettii che riescono, chissà come, a sovrastare il rumore del traffico. L’aria era fredda, ma la primavera si sentiva ovunque.
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