Giuseppina l’eremita, vive sola da 27 anni in una baita del 1400 senza riscaldamento, telefono, radio, tv e bagno ma con bambole e peluche ovunque
“Sai di cosa ho paura? Del tempo che passa, si diventa vecchi, si ha sempre meno vita”
La strada si fa stretta. Si sale piano, infilati dentro a un bosco che butta fuori colori di primavera come fossero sinfonie di cielo. Il profumo forte dei fiori sbocciati sembra reclamare attenzione dopo mesi di letargo forzato. Qui sopra, le montagne tra Albino e Gazzaniga dominano una valle che laggiù sforna tetti di case e capannoni senza sosta.
Ma qui sopra la sosta c’è, eccome, silenzio e pace. Lasciamo l’auto in una piazzola e proseguiamo a piedi, la mulattiera sale, entra ancora di più nel bosco e poi spiana, proseguiamo per un chilometro e mezzo e poi sotto di noi alcune baite, una in particolare, in pietra, una baita del ‘400 è la nostra meta. O meglio, chi vive lì è la nostra meta.
Arriviamo alla baita, intorno prati e poco più lontano boschi. Galline che corrono nel prato, porte di legno antico appoggiate agli usci, il fienile che si intravede sopra tra le pietre del muro, e sulle pareti della baita bambole, bamboline, peluche. Quasi a indicare che qui la femminilità resiste ed esiste.
Chiamiamo Giuseppina, nessuno risponde. Bussiamo alle porte, niente. All’improvviso, da lontano, all’imbocco del bosco, appare una donna che cammina piano, sulle spalle una gerla grande, piena zeppa di foglie, ai piedi scarponi e il capo coperto, si avvicina a passi lenti, sembra uscita dritta da un quadro dell’800. Arriva, ci guarda, apre la porta della stalla, svuota la gerla dalle foglie e si avvicina.
Volevamo fare due chiacchiere. Giuseppina sorride: “Allora devo sistemarmi per bene, aspettate un attimo”; sparisce dietro una porta, riappare poco dopo, legging rosa, una lunga collana sopra un maglioncino, un cerchietto rosa sui capelli: “Mi piace il rosa, e il cerchietto mi tiene in ordine i capelli”. Cominciamo: “Vivo qui da quando sono nata, mio padre è morto da 27 anni, io ne ho 63 e da allora sono andata avanti io da sola”.
Tre sorelle, Giuseppina è la più giovane: “Franca è la maggiore, poi c’è Daniela e io sono l’ultima. Le mie sorelle aiutavano mio padre, poi sono andate a lavorare, lui era giovane e quindi forte ma col tempo, quando gli sono mancate le forze, io che non lavoravo lo aiutavo, ho cominciato così”. Giuseppina racconta: “In inverno i primi anni andavamo in paese per un paio di mesi ma la vicina di casa si lamentava per l’odore di letame e così siamo rimasti qui tutto l’anno. Prima con mio papà e da 27 anni da sola”.
Intorno a lei zampettano galline e gatti: “Ho due mucche, due vitelli, 10 gatti, un cane, 12 galline. Non ho la televisione, non ho la radio, non ho il telefono ma leggo”.
E cosa legge? “Di Più, Gente, riviste così”. Le piace il gossip quindi? Giuseppina sorride. “Sì, più o meno, mi piace informarmi ma qui le notizie non arrivano fresche”.
Cosa le manca qui e cosa non avrebbe invece in un altro posto? “Qui la solitudine a volte è pesante, soprattutto la domenica, è triste, sulla strada sopra passa qualcuno ma qui non vengono. Però qui mi sento in pace e libera”. Non va a messa la domenica? “Quando c’era mio padre ero obbligata, ora no e quindi non ci vado, non avrei nemmeno tempo, devo seguire gli animali di giorno”. Giuseppina sospira e guarda verso il bosco: “Mi alzo alle 7, più o meno, nessuna colazione, altrimenti poi a mezzogiorno non ho fame, mungo le mucche, sistemo il cibo alle galline e ai gatti. Il latte della mucca lo lascio al vitello; purtroppo è andato male un parto a una delle due mucche”. Giuseppina si rabbuia in volto, i suoi animali sono i suoi compagni di vita: “La aiuto io a tirarlo fuori, così non si affatica troppo ma non aveva fatto la placenta…Poi a pranzo mangio formaggio, salame, qualche verdura, patate, niente di che, non cucino molto per me, mangio quello che ho, sono qui da sola”.
I prati intorno sono grandi: “Eio ogni giorno ne taglio un pezzo con la falce, giusto per dar da mangiare alle due mucche, ma è faticoso, soprattutto quando fa caldo, mi manca il fiato, devo lasciare tramontare il sole, l’erba deve essere fresca, altrimenti non è buona”.
E alla sera, stesso menù del pranzo: “Salame, insalata, uova, quello che c’è”.
Non fa il formaggio? “Una volta la facevo, ma non ne vale la pena. Quando viene mia sorella mi porta un po’ di cibo”. La sera? “Leggo un po’ e alle 22-22,30 vado a letto”.
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