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Bergamo, vita da…rider. Alessandro, 44 anni: “La cosa bella è che posso lavorare quando voglio, ma la cosa brutta è che l’azienda può risolvere il contratto. Ti chiudono l’account senza permesso, mandandoti solo una mail come comunicazione e tu non puoi più lavorare”

Sabato 14 marzo centinaia di persone sono scese in una trentina di piazze italiane per manifestare contro lo sfruttamento dei rider

Sabato 14 marzo centinaia di persone sono scese in una trentina di piazze italiane per manifestare contro lo sfruttamento dei rider, i fattorini che lavorano per le piattaforme di consegna a domicilio. I manifestanti chiedono «salari dignitosi, stabilità e diritti concreti». La giornata di protesta e mobilitazione a livello nazionale indetta dalla Cgil, arriva dopo che la procura di Milano, il 25 febbraio ha messo sotto controllo giudiziario Deliveroo Italy srl. Le accuse mosse dai magistrati verso la filiale italiana di Deliveroo e il suo amministratore unico, Andrea Giuseppe Zocchi, sono di sfruttamento del lavoro di 20mila rider in tutta Italia e di intermediazione illecita, insomma del reato che comunemente viene chiamato caporalato.
Questa decisione dei Pm serve per nominare un nuovo amministratore con l’obiettivo di correggere una situazione di illegalità. Un provvedimento identico a quello emanato ad inizio febbraio, sempre dalla procura milanese, nei confronti di Foodinho srl, la società che gestisce il servizio di consegne a domicilio in Italia per Glovo.
I rider a Bergamo
«Dei numeri ufficiali non li abbiamo perché non vengono rilasciati dall’azienda.» Specifica subito Francesco Chiesa della Cgil Nidil. «Noi stimiamo che attorno alla città di Bergamo ci siano più di un centinaio di rider operativi, che lo fanno come lavoro ordinario. Nel resto della provincia sono di più perché ci sono altre aree di consegna come Romano di Lombardia, Treviglio e Orio. Questa è una stima che facciamo in base ai nostri dati e a ciò che osserviamo. Sono quasi tutti uomini e la maggior parte di questi lo fa come lavoro principale o addirittura rappresenta anche l’unica loro entrata. Per il 90 per cento sono stranieri, provenienti da più territori: ci sono tanti pachistani, senegalesi, c’è un grosso gruppo legato alla Nigeria e molte altre nazionalità. La maggior parte di loro è sotto i 35 anni, anche perché tanti sono richiedenti asilo, che sono quasi sempre giovani, tranne l’eccezione di alcune persone che arrivano dalla Libia.»
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