Analisi FNP sui dati INPS
|Più di un bergamasco su tre in pensione, in 135 mila vivono sotto i mille euro al mese
Meloni: “Donne ancora colpite dal gender gap. Preoccupazione giovani”
Sono 420.155 le prestazioni pensionistiche erogate in provincia dall’Inps a inizio 2026. Di fatto, più del 40% della popolazione riceve un assegno mensile da parte dell’Istituto di presidenza sociale. Nel dettaglio, l’analisi FNP CISL Bergamo sui dati CISL del 2026, evidenzia che sono state pagate 277.263 pensioni di vecchiaia (119 mila a donne) con un importo medio di 1.578,72 € (1918 agli uomini, 1126 alle donne). Quasi 10 mila sono gli assegni di invalidità che “garantiscono” una pensione di poco superiore ai mille euro per i maschi e di 915 € per la parte femminile. Circa 80 mila sono invece le pensioni pagate ai “superstiti”, ovvero ai vedovi: in questo caso le donne sono di gran lunga la maggioranza (68 mila a 11 mila) e anche l’assegno, evenienza unica, è superiore (893 € a 490 €). Infine, 6 mila assegni sociali e 46 mila pensioni per gli invalidi civili, nei quali, per tutti, la mensilità è di poco superiore ai 500 €.
L’assegno medio pagato nel 2025 è stato di quasi 1300 €, l’1,28% in più rispetto all’anno precedente, anche se con un’inflazione ben maggiore che ha ulteriormente impoverito gli assegni pensionistici. Va poi sottolineato che oltre 135 mila beneficiari rimangono ben sotto la soglia dei 1000€, e di questi la stragrande maggioranza sono donne (96 mila), mentre per i colleghi maschi, gli assegni poveri si trovano nelle categorie degli assegni sociali, dell’invalidità e del superstite.
Di contro, più di 26000 “dipendenti INPS” ricevono le cosiddette “pensioni d’oro”, superiori cioè a 3000€. Questi Paperoni erano 6287 10 anni fa: una crescita di oltre il 400%.
“Anche per il 2025 – commenta Giacomo Meloni, segretario generale FNP CISL di Bergamo – alcuni dati sulle pensioni erogate e sul valore economico si confermano: ci riferiamo al maggior numero di donne come percettrici dell’assegno pensionistico di reversibilità e sempre per il genere femminile, una pensione più povera rispetto ai pensionati maschi. Sempre sulle donne in particolare grava l’irrisolta questione dei così detti contributi silenti, cioè quelli versati prima dell’entrata in vigore della legge Fornero che ha penalizzato e reso inesigibli i 15 anni di contributi per beneficiare della pensione”.
“Altro tema che necessita della adeguata attenzione – continua il sindacalista orobico – è la perdita del potere d’acquisto delle pensioni rispetto all’aumento del costo della vita: continuiamo a ritenere positivo l’aver acquisto nelle ultime leggi di bilancio la perequazione delle pensioni in relazione all’inflazione ISTAT, frutto del confronto che la CISL ha realizzato con i Governi succedutisi da Draghi in poi: Un risultato non scontato, tanto è vero che uno degli elementi che grava sull’assegno pensionistico attuale è anche la mancata perequazione che per circa dieci anni i Governi non hanno applicato, con il risultato di contribuire a rendere l’attuale assegno pensionistico più leggero”.
“Un’emergenza di oggi, come soprattutto del prossimo futuro, l’ulteriore impoverimento dell’assegno pensionistico per coloro che, dal 2030, andranno in pensione con il solo sistema contributivo, cioè il calcolo della pensione fatto su tutti gli anni di lavoro e i contributi versati. Anche per questo – conclude Meloni -, FNP e CISL continueranno a insistere sulle nuove generazioni per l’accesso ai fondi contrattuali di previdenza complementare e al Governo di istituire la così detta pensione di garanzia per i giovani”.


