“Sassi che il mare ha consumato…” come gli amori andati a male, quella “gatta con una macchia nera sul muso”, la mansarda e il difficile da capire che quando si era poveri si era felici e quella “stellina che ora non vedo più”, e adeso che “ora non abito più là, ho una casa bellissima”, le macchine di lusso e tutto quello che non serve e allora quella pallottola al cuore, per vedere se nell’aldilà c’era qualcosa che qui non poteva avere, dopo aver sognato che “questa stanza non ha più pareti” e quel soffitto viola della casa di appuntamenti che a Genova non mancavano e la via Pré e Via del Campo che avrebbe cantato il genovese De André. Gino Paoli fu perfino eletto deputato col PCI, ma cadde in dimenticatoio proprio quando ci fu la stagione dei cantautori “impegnati” politicamente. Lui preferì cantare le sue canzoni di piccole atmosfere e sui sogni spenti cantò le delusioni dei “quattro amici al bar”. E naturalmente restava il “sapore di sale” in bocca. Una mattina su nella mia mansarda sentii raccontare il mio paese senza che lo fosse, era la “Bozzoliana” in cui descriveva una sera in un piccolo paese “In piazza il bar è aperto fino alle tre come se fosse in fondo una gran città” e poi il rammarico di dover andare “Quanto mi rompo ora a tornare a vivere in quella gran città fatta di cadaveri”.
Se ne vanno tutti quelli che hanno fatto la colonna sonora dei nostri anni da “mansarda”. E torna in mente quella “stellina che scendeva vicina vicina” e ora non c’è più.

