Sovere, il diario di Federica: “Il viaggio, la Missione, i bambini. La gente ti viene incontro, non ti osserva da lontano: ti accoglie”
Pubblichiamo il diario di bordo della sindaca di Sovere, Federica Cadei, nella missione dove da anni c’è Walter Negrinotti.
Venerdì 13 e sabato 14 febbraio: la partenza e l’arrivo.
Ventiquattro ore per arrivare. Molto di più per capire dove siamo. La nostra destinazione? La missione cattolica di San Maurice, ad Agnibilékrou in Costa d’Avorio dal nostro amico Walter. L’accoglienza è stata immediatamente sorprendente.
La missione è molto bella, curata, immersa in un parco meraviglioso che trasmette pace, quasi fosse un luogo sospeso. Dopo la fatica del viaggio, entrare qui ha dato la sensazione di un approdo, di un respiro profondo. Ma questo arrivo non è stato improvviso.
Per raggiungerla abbiamo percorso circa cinque ore di strada dall’aeroporto di Abidjan. Cinque ore che non sono state solo uno spostamento geografico: sono state un attraversamento di realtà.
Dal finestrino abbiamo visto scorrere un panorama che poco alla volta cambiava volto, mostrando contrasti forti, immagini che interrogano, che obbligano a guardare davvero. Non è un paesaggio da cartolina: è un mondo vivo, complesso, a tratti duro, che prepara lentamente a comprendere perché questa missione esiste.
Quel tragitto è stato come una soglia.
Lasciarsi alle spalle l’idea di “viaggio” per entrare nella dimensione dell’incontro.
Ora siamo qui.
Stanchi, sì. Ma anche profondamente consapevoli di essere arrivati in un luogo che ha qualcosa da insegnarci, prima ancora che qualcosa da ricevere.
L’impatto con il clima
La prima cosa che ti avvolge, appena scendi davvero dentro questa terra, è il caldo.
Un caldo intenso, continuo, che non ti lascia. A questo si aggiunge un’umidità sorprendente, quasi inattesa: siamo nella stagione secca, eppure l’aria è densa, ti resta addosso, ti rallenta.
Ogni gesto richiede un piccolo adattamento.
Camminare, parlare, perfino respirare diventa qualcosa da imparare di nuovo, con un ritmo diverso. È come se il corpo dicesse: fermati, ascolta, entra piano in questa realtà. Dobbiamo acclimatarci.
Non solo al clima, ma a un tempo differente, meno frenetico, più essenziale. Qui non si può correre: bisogna accordarsi all’ambiente, lasciarsi guidare.
È il primo insegnamento silenzioso di questo luogo.
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