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Albino, l’addio di Gualandris al Consiglio comunale, tra destra, sinistra e… l’innominato imprenditore

Le dimissioni del consigliere comunale di minoranza Fabio Gualandris hanno destato un certo clamore nella cittadina seriana.

Le dimissioni del consigliere comunale di minoranza Fabio Gualandris hanno destato un certo clamore nella cittadina seriana. Nel 2024 la sua candidatura a sindaco alla guida della lista civica ‘Gente Comune’ era stata la vera novità della campagna elettorale. Gualandris, persona molto conosciuta, grafico pubblicitario, giornalista, organizzatore di eventi e volontario in oratorio, rappresentava in un certo senso quel mondo cattolico moderato che non si riconosceva nella contrapposizione destra-sinistra. La sua lista aveva preso 1.256 voti. il 13,63 %. Eleggendo Gualandris come unico consigliere. Nel suo ultimo discorso in Consiglio comunale ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni da consigliere, prendendo le distanze dal mondo dei partiti politici, che non sentiva suo.
Mi scandalizzo quando con mozioni, interpellanze, richieste di accesso agli atti, si opera su commissione di un ‘innominato imprenditore privato’. E che dire della nostra mozione ‘L’Università ad Albino? Discussa in Consiglio comunale il 25 novembre 2024, ma finita nel dimenticatoio… Inoltre, mi scandalizzo quando si mette in moto la macchina del fango che a starci anche solo vicino ci si sporca… e magari si confonde il servizio con una semplice cadrega nel Cda di Fondazione Honegger, e allora è ancora tutto più triste. Il centrodestra locale, essendo Albino un Comune sopra i 15 mila abitanti, deve sottostare alle direttive della coalizione addirittura a livello nazionale che sceglie a quale partito affidare la candidatura a sindaco ad Albino, diciamo che è andata bene con l’avallo del nostro attuale sindaco, ma per altri Comuni bergamaschi non è stato così. Anche a sinistra ritengo la situazione drammatica: vive il paradosso morale di due partiti tuttora presenti sul territorio albinese che da 22 anni non si presentano alle elezioni, eppure ci sono. Ritengo questo celarsi con una civicità tonale – da rossa a gialla passando per l’arancio – non sia rispettosa né per chi ci mette la faccia, tanto più per l’elettore. Questo motivo, sottolineato più volte, sta alla base della trasparenza; per questo ho sempre scelto un certo isolamento restando refrattario a tali forze, certamente non per le pur rispettabili persone che ne fanno parte”.
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