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Castione, la cugina Letizia e l’amico Marco ricordano Mattia Sozzi

Letizia, cugina, amica, confidente di Mattia: “Lui mi ha trasmesso la gioia della vita nelle piccole cose… Gli ultimi mesi, Mattia non usciva quasi più. Io andavo spesso a trovarlo. Non voleva le moine, voleva la normalità….” “mi ha regalato la mia grande passione, lo snowboard…”

«Parlarne non è del tutto facile, perché manca, manca un sacco. È difficile da realizzare che non lo vedremo più, che non potrò più parlarci o ascoltare la sua voce, anche se lui si sta già facendo sentire tanto in questi giorniLetizia Ferrari ha la voce bassa, triste e le sillabe sono spesso inframezzate da pause bagnate di lacrime. Di Mattia Sozzi, lei non era solo la cugina, ma era anche un’amica, una confidente, una complice di divertimento: «Anche se in questi giorni ne parlo spesso di lui, trovare le parole è difficile. Mattia mi ha regalato la più grande passione che potessi ricevere, che è lo snowboard. È stato lui a mettermi sulla tavola, una quindicina di anni fa, e per questo gli sarò grata per tutta la vita. Abbiamo passato dei momenti indimenticabili. Eravamo una ventina di ragazzi. Avevamo un piccolo snow-park al monte Pora che seguivamo tutti insieme. Anche lui ci teneva un sacco, gli piaceva che restassimo uniti a divertirci. Questi, con lui, con il gruppo, sono stati gli anni migliori della mia vita.»
Letizia aveva nove anni in meno di suo cugino. Nonostante questa differenza d’età, il loro rapporto è sempre stato molto forte, «perché mi ha aiutato in tanti, tantissimi momenti. Alcune volte è stato proprio una salvezza. Lui mi ha trasmesso la gioia della vita nelle piccole cose. Questo l’ha sempre avuto e negli ultimi anni, dopo la prima diagnosi di cancro dell’estate 2018 e dopo l’operazione quasi miracolosa di tre anni fa, si è accentuato. Mi ha insegnato ad apprezzare tante cose che diamo per scontate, mi ha tolto le bende dagli occhi. Mi ha aiutato a credere sempre nell’amore e a lottare per raggiungere i miei sogni, perché gli ostacoli si possono superare se non ci si abbatte. Lui si voleva bene, era attento al trattarsi bene, sia per sé, sia per gli altri che aveva vicino. Anche se ammetteva che nulla è semplice nella vita, lui la amava.»
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Marco racconta Mattia: “Sempre insieme, lui mi ha insegnato a sciare, io ad andare in moto. Io mi sono tatuato una moto e lui un fiocco di neve. Il coraggio nella malattia e quell’ultima sera a casa sua: “Brindiamo: questa è l’ultima birra che berremo insieme!”»

Quando si perde un amico le parole sono poche. I ricordi invece sono tanti, tantissimi. Però sono lì, in fondo all’anima, sommersi dalla tristezza del lutto e fermi, quasi intoccabili, perché si ha paura che raccontandoli si possano sciupare, possano perdere quel profumo magico e unico che hanno finché restano un dolce segreto del passato. E Marco Balduzzi si sente proprio così. Lui lunedì 9 febbraio ha perso uno dei suoi più grandi amici: Mattia Sozzi. «Ci siamo conosciuti una quindicina di anni fa. Lui era in classe alle superiori con Giovanni Baretti. Così ha iniziato a girare con noi, qui a Clusone. Era anche entrato nella Consulta Giovani
Un incontro casuale che fa nascere un legame forte, un’amicizia vera: «È come se abbiamo fatto la seconda adolescenza insieme. Ci siamo divertiti tantissimo. Lui mi ha insegnato a sciare, io gli ho insegnato ad andare in moto.» Un incrocio di passioni che Marco e Mattia decidono di rendere perenne, incancellabile: «Io mi sono tatuato una moto e lui un fiocco di neve dietro l’orecchio.»
Il racconto di Marco non è lineare, non segue lo scorrere del tempo, ma rincorre i lampi dei ricordi, le immagini di momenti divertenti e profondi, risate e riflessioni. «Lui era appassionatissimo di montagna. Era di Lantana. Si può dire che è nato con gli sci ai piedi. Poi aveva iniziato ad andare con lo snowboard. Era un drago. Aveva iniziato anche le selezioni per diventare maestro. Però poi è arrivata la prima diagnosi di cancro, nell’estate del 2018. Ha dovuto subire tante operazioni, ma ha sempre cercato di parlarne il meno possibile. Non voleva pubblicità, non voleva che la gente lo compatisse. Ha sempre cercato di affrontare la malattia con coraggio, con la volontà di guarire, anche se non era sempre semplice. C’erano dei giorni, quando gli esiti degli esami andavano bene che era super felice, altre volte, purtroppo, quando gli esami non andavano bene era a terra, quasi sconsolato.»
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