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Villongo, mamma Sara racconta Nicolò: “Un tumore me l’ha portato via a 4 anni e un pezzo di cuore quel giorno se n’è andato con lui. Mi ha insegnato a sorridere anche nei momenti di paura”

C’è un filo invisibile che tiene legati una mamma ad un figlio, un filo invisibile che non si spezza mai, che collega terra e cielo. Ci sono silenzi che urlano e vuoti che pesano più di qualsiasi presenza. Nicolò è stato portato via lo scorso 15 luglio da un tumore che gli ha tolto le forze, ma non di certo la voglia di vivere. D’altronde a quattro anni il mondo dovrebbe essere un viaggio a colori e la carezza di una mamma dovrebbe asciugare le lacrime di un capriccio e non della sofferenza. E chissà se il tempo sarà una medicina in grado di curare una ferita così profonda. Io e mamma Sara ci siamo scambiate qualche messaggio in questi mesi e ora che il calendario ricorda la giornata mondiale del cancro infantile, le ho chiesto di fare un ritratto a parole del suo Nicolò. Per tenere vivo il suo ricordo e quello di tanti bimbi come lui, ma anche per dare la forza a chi in quella battaglia ci è piombato con un salto nel vuoto.
Per me è un periodo difficile – risponde Sara alla mia richiesta – sia a livello psicologico che fisico, ma voglio parlarne. Voglio parlarne perché ho una missione, non dimenticare il mio Nicolò, ma anche Daniele, Erik, Manuele e tutti i bambini che hanno condiviso un pezzo di vita con noi e ora sono tutti angioletti per colpa di questo tumore infantile. Io voglio essere la loro voce, il loro sorriso, la loro gioia dei loro anni”.
Sara, partiamo dall’inizio. “Un giorno, all’asilo, Nicolò è caduto e ha battuto la testa, da lì il mal di testa persisteva sempre. Abbiamo fatto i primi accertamenti al Civile di Brescia, ma dai raggi non è risultato nulla, abbiamo chiesto il parere ad altri medici, ma nessuno ci ha mai detto cosa poteva essere. Ci siamo accorti che qualcosa non andava, perchè Nicolò è sempre stato un bambino dolce, paziente e tranquillo, invece era diventato irrequieto, nervoso e vedevi che era disturbato da qualcosa. Con il mal di testa poi sono arrivati degli episodi di vomito, un occhietto si è stortato e non coordinava più i movimenti del corpo. Siamo corsi immediatamente al Civile, mi hanno fatto delle domande e hanno capito subito la gravità della situazione”.
La risonanza ha confermato: “E’ arrivata la diagnosi di un cancro alla testa, un glioma. Siamo stati ricoverati una settimana al Civile con una cura di cortisone, poi abbiamo incontrato i medici che ci hanno detto essere un tumore infantile molto aggressivo. E che Nicolò avrebbe vissuto tra i 9 e i 12 mesi di vita”.
Un colpo al cuore che fa crollare il mondo in una frazione di secondo: “Credimi, è stata una doccia fredda, me l’hanno detto così, senza giri di parole. Dopo un primo momento di sconforto, mio marito ha parlato di nuovo con i medici… erano contrari a fare qualsiasi cosa, perché non volevano farlo ulteriormente soffrire non essendoci speranza di guarigione. Ci siamo guardati, abbiamo firmato e l’abbiamo portato a casa. Non potevo accettare di perderlo così, senza aver almeno provato a fare qualcosa, la speranza non la potevo e non la dovevo perdere”.
Siete tornati a casa e poi? “Poi, attraverso la zia di mio marito, siamo riusciti a metterci in contatto con il professor Locatelli, al Bambino Gesù di Roma. Ci ha detto di portare subito Nicolò per fare una biopsia e capire di che tumore si trattava. Siamo partiti il giorno dopo quella telefonata, hanno fatto i primi accertamenti, ci hanno parlato del progetto delle cellule CAR-T, di cui il professor Locatelli è ricercatore e il 2 novembre, il giorno del compleanno di Nicolò, siamo usciti dall’ospedale con i primi esami fatti”.
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