Villa d’Ogna, don Mattia: “La vera grande fatica è affrontare la percezione di non poter sbagliare”
E’ una mattinata di metà febbraio, don Mattia Ranza, originario di Fino del Monte che dopo essere stato curato a Chiuduno, è diventato parroco di Ogna, Villa, Nasolino e Valzurio dal settembre dell’anno scorso, mi regala una parentesi di tempo per una chiacchierata sul sacerdozio e sulla sua esperienza, che ho deciso di chiedergli dopo le vicende che hanno riguardato l’ormai ex prete influencer che ha fatto tanto parlare di sé.
Don, partiamo da una curiosità, mi chiedo come si senta un sacerdote quando viene a sapere che un collega ha lasciato il sacerdozio.
“Penso che un po’ dipenda da quanta conoscenza c’è con quel sacerdote, ti faccio subito un esempio. Poco prima di Natale ha lasciato un prete che conoscevo bene, che ho sentito e incontrato spesso, ecco, io a dire la verità non mi sono mai accorto di nulla, non ho mai pensato che potesse esserci qualcosa che non andava nella sua vita tanto da portarlo a fare una scelta così. Questo mi ha messo in discussione proprio dal punto di vista della relazione umana, mi sono chiesto se avessi potuto fare qualcosa per evitarlo, se avessi potuto stargli più vicino o se le cose dovevano andare così, quindi metti tutto sul piano di un’amicizia, di un legame rispetto al quale potevi essere di aiuto o sostegno, un po’ come quando salta un matrimonio, qualcuno che è vicino si pone qualche interrogativo. Rispetto a quelli che sono più lontani, credo che il pensiero sia doppio, uno è sempre una preghiera, perché lasciare richiede anche coraggio a volte e comunque vada oggi se uno diventa prete non lo fa per convenienza sociale o per chissà quale vantaggio economico quindi la percezione è che la sfida e la fatica siano doppie. L’altro pensiero è quello di ricordare le ragioni per cui tanti anni fa ci si è sentiti chiamati, perché è non è solo una scelta, ma dietro c’è una chiamata, anche se oggi la parola ‘vocazione’ è andata fuori moda dobbiamo sapere che una delle chiavi del nostro ministero”.
L’episodio che hai vissuto sulla tua pelle indica che il rapporto con gli altri sacerdoti è fondamentale: “Io credo sia una dimensione decisiva, tutti abbiamo bisogno di legami e di amicizie, perché nessuno sta in piedi da solo, è vero che il rapporto fondamentale per il prete deve sempre essere quello con il Signore e non possiamo dimenticarlo, ma è prezioso custodire dei legami preziosi. Io ho amici preti con cui ho condiviso parte del mio cammino, che conosco da 20 e che conoscono me da 20 anni, sanno come sono e quando c’è bisogno, so che posso fare riferimento a loro. Sai, in fondo spesso è un prete quello che capisce cosa c’è nel cuore di un altro prete, io posso intuire cosa c’è nel cuore di una mamma, ma soltanto una mamma potrà comprenderlo veramente”.
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