Grumello, don Alberto: “Mi sento libero perché ho scelto quello che faccio. La libertà per me non è fare quello che si vuole, ma volere quello che si fa…”
“Mi chiamo don Alberto Ravagnani, sono un prete ma ho scelto di lasciare il ministero”, è così che il ‘prete influencer’ ha annunciato la sua scelta di vita che ha fatto parlare e discutere. E se in queste settimane si parla tanto di chi ha lasciato il sacerdozio, vogliamo dare voce a chi rimane e prosegue il suo cammino con entusiasmo e convinzione. Così ne abbiamo parlato con Don Alberto Varinelli, in passato curato di Grumello del Monte e Telgate e dal 2023 a Seriate.
“Vedere qualcuno che lascia dà un dolore forte anche perché essendo amico di diversi preti e confratelli che hanno lasciato, conosco bene il tormento interiore che si prova quando si vive questo tipo di esperienza – racconta -. Nessuno lascia il sacerdozio con superficialità, come credo che nessuno vada a cercare una separazione o un divorzio con superficialità. Se le cose si sono fatte bene, è difficile lasciare, a volte tuttavia è necessario farlo; se le condizioni per rimanere prete non ci sono più, piuttosto che avere una doppia vita, è bene che di fronte a Dio, alla Chiesa e alla comunità si dica che le condizioni non ci sono più, ma questo non avviene mai senza un tormento interiore forte. Si passa un periodo tribolato, perché è una scelta che provoca dolore anche agli altri, per esempio alla famiglia che magari non era a conoscenza dei problemi che ci stanno dietro, alla comunità e ai giovani che lo hanno seguito. Se è necessario si fa, ma è un passaggio che avviene tra dolori e fatiche”.
Quali sono le fatiche a cui è chiamato un sacerdote? “Possono essere diverse, parto da quella più famosa e in questi giorni più nota, che è quella del celibato, una questione che secondo me resta molto delicata, nel senso che non ho mai visto particolari crisi di preti per via dell’obbedienza, anche perché se in un luogo non ti trovi bene, ne parli con il Vicario generale o con il Vescovo e ne trovi un altro, così come la forma di Ministero la si trova, se per esempio uno è più bravo a studiare piuttosto che stare in Oratorio. La questione del celibato resta quella più delicata e su questo non hai soluzioni, perché nel momento in cui capita, e può capitare perché si è uomini, un innamoramento, bisogna vedere se si riesce a gestire la questione o se è il segnale che indica di prendere un’altra strada”.
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