Gian, Maurizio, Attilio e Samuele, quel camper verso Lillehammer, Olimpiadi 1994: “La pista di short track a Schilpario, una ragazza del paese alle Olimpiadi, quel viaggio con la damigiana di vino e…”
Gianmario Bendotti negli anni ’70 era un ragazzo, di quelli che le passioni sono stelle polari da seguire e inseguire, di quelli che se hai un sogno devi cercare di trasformarlo in realtà, costi quel che costi, di quelli che la vita bisogna viverla e non sopravviverci. Già, Gian arriva in redazione un sabato pomeriggio di metà febbraio, in mano alcune foto di quando quel sogno stava prendendo forma: “Ero presidente dell’Ice Club di Schilpario, insomma, il club del ghiaccio per dirla in italiano. Ero molto amico di un ragazzo di Alzano, Pierino Persico, pattinava e giocava a calcio, veniva a Schilpario e giocavamo a calcio insieme, parlando fra noi ci siamo detti ‘perché non fare una pista di ghiaccio? erano i primi anni ’70, detto fatto, abbiamo sbancato un terreno con la ‘pachera’ e realizzato anche uno spogliatoio, era grande come quella baracche di lamiera dei muratori, è cominciato tutto così”. La pista piace a tutti, i ragazzini sono entusiasti, in Valle diventa un punto di riferimento: “C’era sempre pieno – continua Gian – eravamo in 4 soci, coi pochi soldi che ricavavamo cercavamo di migliorarla sempre, li reinvestivamo, abbiamo aggiunto barriere in legno, migliorato gli spogliatoi, e preparavamo il ghiaccio”. Il numero dei bambini che pattinavano aumentava sempre di più: “Ai ragazzini piaceva correre forte coi pattini, cosi ci hanno suggerito di iscrivere alcuni bambini ai giochi della gioventù, li abbiamo iscritti, hanno cominciato a fare le prime gare in giro, Valtellina, Valchiavenna, e da li alcuni ragazzini hanno cominciato ad emergere”. Era nato lo short track in Val di Scalve. Tra i giovani ad emergere sono soprattutto due ragazzine, Betty Pizio e Silvia Mangili: “Che sono andate avanti nelle varie fasi sino ad arrivare alle finali nazionali, quell’anno si tenevano al palaghiaccio a Milano, e a vincerle è stata proprio Betty Pizio e Silvia si piazzò quarta, ci siamo resi conto dopo quei risultati che la pista che avevamo preparato a Schilpario cominciava a essere piccola”. Gian alza l’asticella, i sogni diventano più grandi, altrimenti che razza di sogni sono? “Siamo andati dove c’era il campo sportivo e abbiamo preparato il ghiaccio per fare l’anello, 200 e passa metri, abbiamo realizzato la pista di short track, due distanze da 400 metri, anello da 111 metri di raggio, insomma, tutto regolamentare. Intanto gli appassionati aumentavano e Betty Pizio continuava ad inanellare successi, tanto che poi ha fatto tre Olimpiadi e ora sua figlia era alle Olimpiadi di Milano Cortina”. Insieme a Betty Pizio molti altri ragazzi si distinguono e ottengono importanti risultati, tanto che a un certo punto la piccola società scalvina diventa la terza società in Italia. “Sono emersi tanti ragazzi in quegli anni – ricorda Gian – il fratello di Betty, Fabio Bonetti ma anche Anselmo Agoni (fratello dell’attuale sindaco di Schilpario ndr) e molti altri. Sono stati inseriti nelle squadra nazionali. Betty è stata convocata alle Olimpiadi per tre volte e proprio una di quelle Olimpiadi, Lillehammer, nel 1994 siamo andati col camper a fare il tifo. In quelle Olimpiadi era stato convocato anche Fabio Maj, non gareggiò quell’anno, era riserva, Maj che poi nelle Olimpiadi successive andò a medaglia”.
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