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Cazzano, a 30 anni dall’intitolazione della via, una serata per ricordare “Mafiolus de Chazano”

Nell’ormai lontano 1973, in occasione del restauro della chiesa parrocchiale di Cazzano Sant’Andrea, tornava alla luce un antico affresco, un’Annunciazione, attribuito a Maffiolo Genuizzi, conosciuto come “Mafiolus de Chazano” (Maffiolo da Cazzano). Nel libro “I pittori bergamaschi – Il Quattrocento” ci sono ben 46 pagine che parlano di lui tramite descrizioni e foto. Tra queste c’è, appunto, anche quella dell’affresco in questione che, trovandosi però in una posizione seminascosta a causa di un pilastro, viene difficile fotografare adeguatamente. Questo affresco, unica testimonianza nota riferibile a Maffiolo che sia rimasta sul posto (cosi scrisse mons. Pagnoni nel 1974), addirittura nel paese natale del maestro. Secondo il sacerdote, circa l’attribuzione dell’affresco non possono esservi dubbi: dovrebbe trattarsi di Maffiolo in prima persona, perché se le formule e i modi basilari sono quelli tipici, ripetuti e divulgati dalla bottega, l’esecuzione è qui manifestamente di livello superiore alla media per l’accuratezza del disegno.
Basta notare la veste dell’Angelo con il ricco rimborso sotto la vita, le pieghe verticali modellate e non appena indicate da pennellate convenzionali, il volto delicato della Vergine, il profilo del medesimo Angelo, la figura, pur secondaria, dell’Eterno benedicente che si affaccia dal nimbo embricato; infine il leggìo su quell’asta con l’ornato a spirale. A voler proporre una data, sempre secondo mons. Pagnoni, non si dovrebbe superare il decennio fra il 1480 e il 1490.
Ma perché questo affresco si trova dietro a un pilastro? Perché la vecchia chiesa del 1300 venne inglobata nella nuova nel 1620, che fu allargata verso monte e alzata (che è poi la chiesa attuale, benedetta dal Vescovo di Bergamo Mons. Luigi Ruzzini il 18 maggio 1700). Questo ampliamento fu ottenuto mantenendo il muro di origine a valle, sul quale sono poi venuti alla luce parte di affreschi, tra i quali anche quelli con una firma del pittore Lucano da Imola. Le opere murarie di tamponamento tra il muro originale e le colonne della nuova costruzione avevano nascosto questi affreschi.
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