Il senso etico-morale degli italiani ha avuto un sussulto di indignazione. Oh, finalmente, non ci si dovrebbe rassegnare, come invece sembra, all’andazzo immorale del “tengo famiglia” e quindi “arraffo più che posso” e al diavolo il settimo comandamento. Come qual è? Non c’è più religione. Infatti. Il “settimo non rubare” è sempre passato in sottordine anche nelle omelie, la Chiesa è stata accusata di una sorta di fissazione sul sesto comandamento, quello che un tempo recitava “non commettere atti impuri” e adesso si è caratterizzato sul peccato di adulterio. Uffa. Se chiedessimo a dieci persone (credenti e perfino praticanti) di elencare i dieci (già, sono dieci) comandamenti che risposte avremmo in percentuale? Se ci va bene uno su dieci.
E torniamo quindi con soddisfazione a quel sussulto morale che ha smosso il senso etico (collettivo) e morale (individuale). Cosa ha provocato quello tsunami che ha invaso i social, i giornali e le trasmissioni televisive? Sarà stato l’ennesimo politico colto con le mani nel sacco, uno scandalo sessuale di un personaggio famoso, un tradimento eclatante, un fallimento devastante, una rissa in diretta televisiva, un ennesimo femminicidio, un giallo sconvolgente con vittime innocenti, una strage all’americana in un centro commerciale, una rapina in chiesa (in Banca non sorprenderebbe), un delitto efferato con la vittima fatta a pezzi…? Figurarsi, a tutto questo siamo abituati. No, purtroppo è successo soltanto che un calciatore ha simulato un fallo con conseguente espulsione dell’avversario, presunto autore del fallo. Eh, no, qui siamo davvero allo sconvolgimento di ogni principio morale della civiltà occidentale. Mettete alla gogna il colpevole, che sia espulso dalla comunità civile (civile?) degli sportivi. Sollevata di scudi di moralisti improvvisati. Gesù dopo aver fatto qualche ghirigoro sulla sabbia, avrebbe semplicemente detto: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Ma nell’edizione moderna sarebbero piovute addosso (al colpevole e anche a Gesù) pietre scagliate impunemente da peccatori incalliti, forti del fatto che la memoria di questi tempi è azzerata e quello che si è promesso o commesso anche solo il giorno prima, è negato anche di fronte all’evidenza di una registrazione televisiva.
E poi, dai, si sa che nessuno di noi oserebbe mentire, rubare, imbrogliare, falsificare i bilanci e le dichiarazioni dei redditi e quindi frodare lo Stato e la collettività. A me viene in mente uno che viene ricordato come il più grande calciatore di tutti i tempi: Maradona, che fu chiamato “La mano de Dios” per aver segnato un gol di pugno in un incontro del Mondiale 1986 tra Argentina e Inghilterra. Maradona restò Maradona, osannato, perfino idolatrato, e quell’episodio anzi fu assurto a “merito” della sua incredibile capacità di aggirare non solo gli avversari ma perfino le regole.
Per prendere atto che l’ambiente del calcio non sia da portare ad esempio di convivenza civile, basterebbe assistere a una partita di bambini, con i genitori che dalla tribuna urlano, incitano a “stargli addosso”, “rompigli la gamba”, insultano arbitri e avversari. Ricordo un vecchio film (“I Mostri” nell’episodio “Educazione sentimentale”) con Tognazzi che educa il figlio a fare il furbo, imbrogliare, evitare di pagare al bar, picchiare i compagni di classe e guidare infrangendo le regole. Sarà lui stesso, dieci anni dopo, a pagarne le conseguenze, derubato e ucciso dal figlio.
Gente, i sussulti morali riserviamoli per qualcosa di… peggio.

