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Costa Volpino, Veronica, la finale di Supercoppa femminile e la passione per il calcio: “Ho giocato fino a 12 anni poi sono diventata arbitro…”

Era domenica 11 gennaio quando Veronica Martinelli scendeva in campo dopo una prestigiosa designazione che l’ha vista impegnata in qualità di primo assistente arbitrale nella finale di Supercoppa Femminile tra Juventus e Roma. Veronica che vive in Brianza da una quindicina di anni, dove vive con il compagno e due figli, ma che ha origini sebine, infatti è nata a Lovere il 20 maggio del 1985 e cresciuta a Costa Volpino.
Per me questa è la quarta finale di Supercoppa femminile, ma ogni volta è sempre come fosse la prima, solo con qualche capello bianco in più e un senso di responsabilità maggiore nell’accompagnare giovani colleghe emergenti. Ma questa finale ha avuto un risvolto magico per me! Al termine della partita, poco prima delle premiazioni, insieme al mio capo commissione è sceso in campo un bambino speciale, il mio bambino… che ha preso un aereo con il suo babbo e mi ha fatto una super sorpresa! Non nego che qualche lacrimuccia mi è scesa… poter condividere questo traguardo con il mio bambino a fianco, è stato un altro sogno che si è realizzato”.
Insieme a lei riavvolgiamo il nastro della sua vita e della sua carriera, quando ti sei avvicinata al mondo del calcio? “Non c’è stato un momento preciso, perché in realtà sono cresciuta a pane e calcio (sorride, ndr). Infatti mio padre ha allenato per tanti anni nel settore giovanile ed io ero prima la sua mascotte e poi, crescendo, sono diventata la sua aiutante; passavo pomeriggi interi con lui sui campi di pallone e mi divertiva un sacco seguire i bambini! Poi all’età di 12 anni ho iniziato anch’io a giocare in una squadra del CSI a 7”.
Quando hai deciso di cambiare… ruolo? “La scelta di passare da calciatrice ad arbitro è avvenuta un po’ per caso, ma lo ricordo ancora come fosse ieri… Era un pomeriggio come tanti altri; stavo aiutando mio padre a preparare gli esercizi per l’allenamento quando mi si avvicina un signore, che dopo essersi presentato, mi propone di partecipare ad un corso di formazione per arbitri. Sarò sincera, al momento tra me e me ho pensato: “Io arbitro? Non sia mai!” ed invece eccomi qui. Da quel lontano 18 novembre 2000 sono ormai passati 25 anni ed ancora indossare la divisa da arbitro mi affascina”.
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