Scusate. Ma questo ennesimo referendum era proprio necessario? Non è di nuovo una presa per i fondelli dell’elettore? La battaglia mi pare sia diventata tutta ideologica e riguardi solo parzialmente il merito delle questioni. Alcuni addirittura vogliono usare la consultazione per mandare a casa la Meloni. Vi pare possibile confondere una votazione sul tema giustizia con elezioni politiche? Si dirà che è sempre stato fatto. Verissimo. Prendiamo come esempio l’ultimo referendum su questioni costituzionali, quello del 2016. Berlusconi nel merito delle riforme proposte dal governo Renzi era totalmente d’accordo. Per motivi squisitamente partitici si schierò contro. Renzi accettò di spostare il senso della consultazione dal merito del contendere, al consenso verso il suo governo e andò incontro a una sconfitta bruciante.
La Meloni ha giustamente sventato questo tranello fin da subito dicendo chiaramente che qualsiasi sia l’esito non si dimetterà.
Mi ricordo benissimo del referendum sul divorzio. Preparai un volantino che diceva che il voto era una possibilità di battere la Dc. Una follìa. La Dc era divisa al suo interno e i cattolici democratici votarono per mantenere la legge sul divorzio aiutando così, assieme ai radicali e alla sinistra, il salvataggio di una legge sacrosanta.
Se i referendum si allontanano dal merito delle questioni in ballo diventano solo strumenti demagogici. Meglio evitarli. Ritornando ai contenuti dell’attuale diatriba sulla giustizia. Mi chiedo: era proprio necessario affidare al popolo la decisione? So bene che una riforma costituzionale richiede la votazione dei cittadini se non riceve una maggioranza qualificata in parlamento, ma, ripeto, era proprio ineluttabile? A mio avviso proprio no. La lontananza delle posizioni tra opposizione e partiti di governo non era e non è così abissale. Già il centro sinistra, con la riforma Cartabia, aveva di fatto separato le funzioni tra magistratura inquirente e magistratura giudicante. Sulla sostanza dunque c’era già accordo.
Il passaggio sarebbe ora quello di rendere costituzionale la riforma passando dalla separazione delle funzioni alla separazione delle carriere. Tutti capiscono che la questione non è così dirompente. Vista la pratica in atto, certifichiamo la forma, ovvero un leggero cambiamento di un articolo della Costituzione. Vi sembra un passo così gigantesco? A me non pare. Tanto più che gli effetti della riforma saranno praticamente quasi nulli sui procedimenti giudiziari. La riforma accelererà l’iter dei processi? No, per nulla. Creerà più garanzie per i cittadini? Ci saranno meno casi Tortora nel futuro? I magistrati saranno meno legati a correnti partitiche? Credo proprio di no, anche se sono d’accordo sull’estrazione dei componenti dei due organismi di governo della magistratura e sulla creazione di un organo disciplinare indipendente. Siamo sicuri che non si creerà dopo il sì al referendum una corporazione di pubblici ministeri? Chi lo può impedire? Siamo sicuri che si eviterà la nascita di correnti? Chi può escludere che un PM, una volta estratto a sorte, non si identifichi in qualche posizione partitica? È vero che non deve nulla a nessuno per la sua nomina dovuta al caso, ma è altrettanto vero che non cadranno automaticamente e per incanto i suoi riferimenti politici, se già li aveva. Lo sforzo dei partiti dovrebbe essere quello di cercare accordi e compromessi, non sterili contrapposizioni. Non si potranno certo trovare in tutti i campi, ma dove si è vicini vicini basterebbe qualche iniziativa sensata all’interno del parlamento. O è pura illusione?


