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Lo tsunami di violenza

Dalle strade, dalle scuole, dalle piazze, dal mondo arriva, via mass-media, nelle nostre case uno tsunami pressoché quotidiano di violenza, che va dall’accoltellamento, allo stupro, al femminicidio, al pestaggio alle centinaia di migliaia di morti sulle frontiere dei conflitti. Prima dell’avvento dei social, stavamo più al riparo dalla violenza del mondo. I mass-media tradizionali filtravano le notizie e riducevano lo choc. Ora, il mondo intero è diventato trasparente e tutto intero davanti a ciascuno. Partiamo da Askatasuna. Il nome, che in lingua basca vuol dire “libertà” e “emancipazione”, è stato dato ad uno spazio occupato dal 1996 in Corso Regina Margherita a Torino e subito trasformato in un centro sociale autogestito da gruppi dell’area autonoma e antagonista.
In particolare, è stato un centro di organizzazione della lotta violenta dei cosiddetti No-TAV. Ideologicamente mischia anarchismo, anticapitalismo, antimericanismo, antioccidentalismo, antisemitismo e antisionismo. Il brand onnicomprensivo è l’Antagonismo. Presenta solo somiglianze esterne con il terrorismo degli anni ’70, nonostante il richiamo alla lotta armata dei Baschi contro lo Stato spagnolo. Si tratta, piuttosto di una forma di “anarchia”, concentrata sul “No allo Stato, no al Diritto”. L’esercizio della violenza è commissionato e praticato insieme ai Black Block, che si aggirano per l’Europa negli week-end, alla ricerca di opportunità di violenza pura. Le istituzioni e le forze dell’ordine sono sempre un passo indietro rispetto alle modalità di organizzazione della galassia antagonista, perché la politica che “gestisce” lo Stato è divisa. La frattura culturale è sempre la stessa: chi punta su “Legge e ordine”, magari con la tentazione di restringere l’ambito di esercizio delle libertà di manifestazione, e chi esalta la libertà di manifestare, fino a chiudere gli occhi, come è accaduto a Torino, sugli sbocchi prevedibili di quell’esercizio. Così, per quanto concerne la violenza scolastica e giovanile, una parte politica insiste su “legge e ordine”, mentre l’altra chiama in causa “il disagio giovanile” e reclama il primato dell’educazione rispetto alla repressione.
Per tornare sull’omicidio intra-scolastico di La Spezia, l’opposizione al governo non ha trovato di meglio che mettere in guardia contro l’utilizzo dei “metal detector”, come prevede la recente circolare firmata dal Ministro dell’Istruzione e dal Ministro degli Interni, da decidere insieme dalle Autorità scolastiche e dalle Questure. Secondo la vulgata, che ogni giorno gronda lacrime pedagogico-comprensive dalle TV, dai giornali, dai social e spesso anche dai pulpiti, il ragazzo è uno splendido esemplare di “animale naturale”, che la società e le istituzioni sociali starebbero corrompendo. Insomma, la violenza è colpa della società e del “sistema”! Era il pensiero di Rousseau. Secondo questa antropologia dimezzata, i nostri ragazzi non sembrano far parte dell’umanità reale che noi siamo. Purtroppo, però, i nostri figli soffrono del “peccato originale” come noi adulti. Per usare un lessico meno biblico, portano dentro di sé il Bene e il Male, la pace e la guerra, l’amore e l’odio, la tenerezza e la violenza. Da quando stanno nella culla. Perché sono esseri umani come i loro genitori. Crescendo, aumentano le loro potenzialità per il Bene e per il Male. Da questa verità consegue un modo diverso di educare. Vuol dire mischiare accondiscendenti Sì e “autoritari” No, la dolcezza dell’affetto e la durezza dell’autorità, il premio del bene e la punizione del male. Seconda una diffusa ideologia anti-autoritaria, c’è un filo d’acciaio che terrebbe insieme la scuola, la caserma, la fabbrica, l’ospedale, la prigione: quello del “sorvegliare e punire”, come teorizzò anni fa il filosofo francese Michel Foucault.
L’educazione, in questa prospettiva, si riduce a perenne e sistematico disvelamento critico dei meccanismi nascosti di sorveglianza e di controllo al fine di accecare il Panopticon, quel meccanismo totalitario sociale che permette il controllo totale di ciascuno da parte del Potere. Solo che le armi della critica tendono a trasformarsi nella “critica delle armi”, direbbe Marx. Al fondo di molti fallimenti educativi e delle conseguenze tragiche e violente che ne derivano, sta un’idea sbagliata di essere umano. Il quale è un mix di emozioni, di passioni, di ira e di violenza, di virtù cardinali e di vizi capitali. Ne consegue che anche far rispettare le leggi e mantenere l’ordine appartiene al processo educativo integrale.