Gaetano Fidanzati, il boss della (mia) porta accanto: “Qui a Parre era discreto con tutti”
Il “covo” il “boss dei boss” se l’era scelto piuttosto bene: una casa che sovrasta la provinciale tra il centro e la sua frazione.
Nel 2009, dopo l’arresto del boss Gaetano Fidanzati, Araberara aveva pubblicato l’articolo che vi riproponiamo qui. Il figlio Giuseppe è stato condannato pochi giorni fa.
***
A pensarci adesso bisogna ammettere che il suo “covo” il “boss dei boss” se l’era scelto piuttosto bene: una casa che sovrasta la provinciale tra il centro e la sua frazione, un bosco sul ripido pendìo, quasi inaccessibile, alle spalle, e di fronte la possibilità di controllare le vie d’accesso: non solo la strada che sale verso Parre, ma anche quella del fondovalle, dal ponte fin su alle curve della Selva. Per le sue tranquille passeggiate quotidiane, cui teneva molto, il “boss” sceglieva invece percorsi defilati: dalla villetta al tratto della vecchia provinciale ormai dismesso e poi la scaletta che porta alla Chiesa di Ponte Selva, da dove attraversava la via per raggiungere la pista ciclabile oltre il fiume “Lo vedevo passare quasi tutti i giorni, mattina e pomeriggio – dice Rosanna Pizzamiglio che abita in quella che qui ancora tutti chiamano “la villa delle Suore”- un pensionato come tanti altri, pensavo, con il quale scambiavo un civile ed educato buongiorno o un buonasera. A volte si fermava a riposare su una delle panchine qui vicino, riprendeva fiato e intanto guardava il panorama. Da quanto lo vedevo passare? Mah, da quest’estate, più o meno: una persona a modo, gentile e discreta…Quando la sera che l’hanno arrestato l’ho visto in tv, al telegiornale, non credevo ai miei occhi, e infatti mi sono avvicinata bene allo schermo pensando ad una semplice rassomiglianza. Ma quando ho capito che si trattava proprio di lui mi si è accapponata la pelle. Ci sono rimasta proprio male, non mi sembrava possibile, non riuscivo a collegare l’idea del grande boss mafioso latitante con l’immagine rassicurante, quasi dimessa, che mi ero fatta di lui: un nonnetto come tanti altri, che si faceva tranquillamente i suoi quattro passi quotidiani …”
La stessa impressione Gaetano Fidanzati l’aveva fatta al titolare del ristorante “La Pesa” di Ponte Selva, Silvio Imberti, e ai suoi famigliari: “ Il boss dei due mondi? Ma dai, ho pensato quando l’ho visto in tv, a me era sembrato persino un poveraccio, semimuto, per giunta: quando entrava da noi salutava con un abbozzo di sorriso e un cenno del capo, non parlava mai…Quando mia figlia gli presentava il menu, si limitava a dire: Mi dia questo!, come se facesse fatica a dire due parole di più; e poi anche com’era vestito, sempre il solito pullover bordeaux o blu, sempre gli stessi jeans, sempre le stesse scarpe da tennis…Un cliente ideale, del resto, niente da dire: si sedeva al tavolo vicino alla finestra e ogni tanto guardava la strada, come fanno tutti, ma non sembrava né inquieto né preoccupato né sempre all’erta come uno che è braccato dalla Polizia, a pranzo mangiava quello che c’era senza discutere, per cena sempre minestrone con le verdure, niente vino e niente caffè; anche per fumarsi la sua sigaretta aspettava di aver varcato la porta del ristorante, pagava senza batter ciglio, e se ne andava salutandomi sempre così, col suo mezzo sorriso e il suo cenno del capo…Sì, è stato da noi a pranzo e a cena per tutto il mese di ottobre e di novembre, sarà mancato due o tre volte, non di più. E infatti la domenica che l’hanno arrestato mia moglie aveva notato la sua assenza. Il pensionato non è venuto a cena – mi aveva detto – chissà, magari non sta bene, sai, le persone di una certa età…
ARTICOLO COMPLETO SUL NUMERO IN EDICOLA DAL 6 FEBBRAIO


