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Sovere, gusto e passione. Mario e il suo ristorante “Al Filatoio”, tra fiorentine, linguine allo scoglio, pizze, hamburger e casoncelli: “Quello del ristoratore, più che un lavoro, è uno stile di vita”

Il ristorante ‘Al Filatoio’ è nato nel 2007 e dopo una prima gestione nel 2010 è stato ritirato da Mario Serpellini.

Per lunghi decenni la zona del vecchio filatoio di Sovere è stata una delle più importanti e vive del paese. Qui, a pochi passi dal torrente Borlezza, sono passate centinaia di persone (specialmente donne) per guadagnarsi da vivere. Poi, col tramonto del filatoio, sulla zona era calata la nebbia dell’abbandono. Ma nel nuovo millennio le cose sono cambiate e sulle ceneri del vecchio filatoio è sorta una nuova area residenziale che, passo dopo passo, ha ridato vita alla zona. E a ricordarne il glorioso passato c’è il ristorante che, non a caso, si chiama “Al Filatoio”.
In questa zona suggestiva e ricca di storia abbiamo incontrato il titolare, Mario Serpellini, 45 anni, che lo gestisce da una quindicina d’anni, affiancato dalla moglie Rosanna.
Il ristorante è nato nel 2007 e nei primi anni è stato gestito da un ragazzo toscano, che ha poi deciso di andare altrove. E così, mio fratello, che ha acquistato il locale, mi ha suggerito di rilevare io la gestione del ristorante. Ci ho pensato un po’, anche perché – sottolinea Mario – io non avevo esperienze nel mondo della ristorazione. In quel momento facevo tutt’altro. Fino a 25 anni ho corso in bici e dopo l’esperienza in America da professionista ho deciso di smettere e di reinventarmi, facendo l’operaio e lavori di rappresentanza. Di fronte a questa opportunità, ho deciso di reinventarmi nuovamente e, dopo averci pensato qualche giorno, ho preso la palla al balzo e mi sono gettato a capofitto in questa nuova esperienza”.
Tu eri però già appassionato di cucina? “Sì, ho sempre avuto fin da giovane la passione per la cucina, mi è sempre piaciuto sperimentare e provare piatti diversi. Questo anche prima di diventare ristoratore. Del resto, questo è un lavoro che, se non lo fai con passione, presto o tardi non riuscirai a portarlo avanti, perché ti assorbe completamente. Più che un lavoro, è uno stile di vita. E perciò ti deve appassionare!”.
Quando hai quindi ritirato l’attività del ristorante “Al Filatoio”?
Nel maggio 2010, sono ormai 16 anni. Nei primi tempi questa era una zona poco frequentata, perché era ancora aperto il cantiere ed erano pochissime le persone che vivevano qui. Poi le cose sono cambiate, il cantiere è stato chiuso, appartamenti e villette si sono riempiti di persone ed è stato realizzato il parco accanto al Borlezza. Un po’ alla volta, affidandomi anche a persone che venivano da altre esperienze nel campo della ristorazione, mi sono fatto le ossa e sono felice di avere intrapreso questa strada, che mi appassiona molto e che condivido con mia moglie; anche lei, dopo che ci siamo sposati nel 2013, ha lasciato il suo lavoro per occuparsi del nostro ristorante. Mi sembra giusto ringraziare tutti i dipendenti che ho avuto in questi anni, compresi quelli che attualmente sono ancora con noi: oltre alle ragazze che ci aiutano in sala, il cuocoPacoe il pizzaioloKhaled. E poi, essendo la nostraun’azienda a conduzione familiare, adesso lavora qui anche mia nipoteGiulia”.
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