Solo 5 bergamaschi sono riusciti a conquistare medaglie olimpiche, due saranno alle Olimpiadi (Goggia e Moioli) e gli altri tre non sono stati chiamati a fare i tedofori: “Dimenticati dal Coni e dall’organizzazione”
Prima di Milano Cortina 2026 ci sono già state ben 24 edizioni di Giochi olimpici invernali. In questi circa 100 anni, dalla prima volta a Chamonix nel 1924, fino all’ultimo evento a cinque cerchi a Pechino di quattro anni fa, solo cinque bergamaschi sono riusciti a conquistare delle medaglie. Due di loro, Sofia Goggia e Michela Moioli, due campionesse sono ancora in attività e cercheranno altre glorie olimpiche sulle nevi delle alpi italiane. Ma Paola Magoni, Fabio Maj e Pieralberto Carrara, ovvero gli altri tre olimpionici bergamaschi sembrano essere stati dimenticati dal Coni e dal Comitato organizzatore.
La regina dello slalom di Sarajevo
No. L’articolo pubblicato da “Il Giorno” il 2 febbraio è sbagliato: Paola Magoni non ha fatto la tedofora a Bergamo per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026. «Io non voglio fare polemica. Sono molto tranquilla. Mi hanno chiesto se avessi voluto portare la fiaccola sulle Mura e io ho detto di no. È stata una mia scelta libera. L’avevo già portata vent’anni fa per i Giochi di Torino 2006 in una zona non centrale. Questa volta mi sarebbe piaciuto essere all’accensione del braciere in centro, visto che sono la prima atleta bergamasca ad avere vinto un oro olimpico. Così non è stato e va bene lo stesso. Non ci sono problemi.»
Questa decisione della ex sciatrice di Selvino, vittoriosa nello slalom speciale di Sarajevo 1984, non è piaciuta a tutti. Sui social sono stati molti i commenti critici, che la accusavano di non avere rispetto dello spirito olimpico. «La gente è libera di commentare nel bene e nel male. Accetto anche le critiche, ma io lo spirito olimpico so bene cos’è, perché l’ho vissuto sulla mia pelle.» Risponde Magoni: «Mi fa piacere che in questi giorni ho ricevuto moltissimi messaggi e chiamate di solidarietà e vicinanza da tantissimi grandi dirigenti e campioni dello sport che mi hanno detto che condividono la mia scelta.»
Il fondista d’argento della val di Scalve
«Non mi ha chiamato nessuno.» Fabio Maj sorride ironico, un po’ beffardo e un po’ desolato: «Si vede che ormai sono passato nel dimenticatoio. È vero che sono passati tanti anni da quando abbiamo vinto le medaglie noi, quindi nessuno più si ricorda, però almeno gli addetti ai lavori potevano pensarci. Almeno questa volta che i Giochi sono in Italia e almeno questa volta che la fiaccola è passata in provincia di Bergamo, potevano chiederci di fare i tedofori. Invece niente. Pazienza, però peccato. Sarebbe stata una bella occasione. L’avrei fatto molto volentieri.»
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