Colere, Livio Fornoni e le immagini della “Festa della luna”: 11 ore di riprese, un film di 1 ora e mezza
La “Festa della luna” che aveva portato il nome di Colere e della Valle di Scalve in tutta Europa, etichettata come la Woodstock italiana.
Do you remember? La memoria di questi tempi ha il fiato corto. E allora Livio Fornoni caparbiamente la vuole risvegliare. Ha frugato, cercato, chiesto, interrogato. Su cosa? Su quel fenomeno della “Festa della luna” che aveva portato il nome di Colere e della Valle di Scalve in tutta Europa. Era stata etichettata come la Woodstock italiana, l’immensa adunata giovanile dell’agosto 1969, tre giorni per inneggiare alla pace in musica.
Livio Fornoni di professione fa il regista indipendente, ha frugato alla ricerca delle radici. E da regista ha cercato immagini. Una ricerca faticosa e a un certo punto sembrava che il materiale fosse scarso. Ma la sua caparbietà è stata premiata. “Ho quasi undici ore di filmati. Uno spaccato della gioventù di allora. Voglio riportare le testimonianze dei ‘vagabondi dei festival’. Ma i festival non si facevano nei boschi. Questo di Colere era unico. Questa è stata la caratteristica di questa festa di Colere. Certo adesso è cambiato tutto, ma serve capire e conoscere il passato”.
E la prima cosa da fare era risalire alle origini. Lo ha fatto con gli “inventori” della Festa della Luna, Caio e Denis Belingheri e Gigi Berttineschi.
La festa era nata in sordina, un’idea di fare musica senza… disturbare, lassù in alto, a Pian di Vione. C’era uno spiazzo e lì nel 1981 i tre montarono un piccolo palco dove arrivarono a suonare quelli che al tempo erano i “complessini” di paese, voglia di fare musica, stare insieme. Al tempo pane e salame, strinù, vino, birra e risate tante.
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