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Clusone, Giovanni Ongaro, il fiorinese do Brasil alle Olimpiadi ma per il… Brasile

“Papà di Clusone e mamma brasiliana. Lo sci? Quando penso di sentirmi meglio nello speciale vado forte nel gigante”.

Alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 c’è uno sciatore delle Fiorine. Ma non cercatelo tra quelli con la divisa azzurra. No. Lui ha quella verdeoro, quella del Brasile. «Mio papà Massimo è fiorinese e mia mamma Cleide Souza è brasiliana. Io ho la doppia cittadinanza. Un paio di anni fa ho visto che c’era l’opportunità di correre per la nazionale sudamericana e ho deciso di fare questa scelta».
Lui è Giovanni Ongaro, il sorriso è leggero e carnevalesco come nella migliore tradizione carioca, ma le risposte sono schiette, essenziali, quasi ermetiche da buon bergamasco. Lui, il fiorinese do Brasil la passione per la neve ce l’ha sin da quando è piccolo, sin dai primi corsi di sci alpino con la scuola. E così via: scarponi, attacchi e sci ai piedi, prima con lo Sci club 13 Clusone, poi con la Valpalot Ski, fino alla decisione di vestire la tuta del Brasile, che lo scorso febbraio gli ha permesso di partecipare ai mondiali a Saalbach-Hinterglemm.
«Sono andati abbastanza bene. Già essere riuscito a qualificarmi nel gigante e fare la gara con i big è stata una soddisfazione. Infatti, io non partecipo al circuito di Coppa del mondo, perciò non sono andato lì con l’aspettativa di vincere, ma con quella di fare una bella gara. Dopo la prima manche mi sono piazzato attorno alla cinquantesima posizione. Poi nella seconda ho recuperato e sono arrivato quarantaquattresimo. Comunque è stata una grande soddisfazione per me. Stare nel mondo dei professionisti è sempre una bella esperienza».
L’avventura iridata sulle Alpi austriache è il coronamento di un sogno, ma non può essere la meta finale. Giovanni è giovane, è nato il 3 febbraio del 2004 e vuole di più. Perciò, lui che ancora non scia per professione, si dà da fare, e per conciliare lavoro e allenamento trova un’occupazione estiva come rifugista all’hotel Perego, sul ghiacciaio dello Stelvio: «Sono stati molto gentili con me. Mi hanno permesso di lavorare, guadagnare qualcosina e allenarmi. Ho voluto farlo, perché voglio essere indipendente, non pesare sui miei genitori, che mi hanno sempre aiutato molto volentieri. È una mia soddisfazione personale». Discese e servizio ai tavoli, palestra e ordinazioni, ma poi, finalmente, tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, il via alle gare: «Non ho ancora abbastanza punti per fare il circuito di Coppa del Mondo, perciò faccio le gare Fis, come Coppa Europa e Coppa Italia. Sono gare internazionali, mi danno un punteggio che entra nel mio ranking personale. Ad inizio stagione ho fatto un po’ fatica. Adesso sono abbastanza in crescita. Spero di arrivare in forma alle Olimpiadi».
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