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A Brescia e provincia si pippa il doppio rispetto al resto d’Italia e la Valcamonica è il crocevia del traffico di stupefacenti (hashish e cocaina) delle valli

C’è un altro fenomeno: a Brescia e provincia vivono più maiali che persone. Oltre un milione e mezzo contro circa 1.270.000 cittadini.

È venerdì 30 gennaio, tarda mattinata. Sono a Trezzo sull’Adda e aspetto che apra il ristorante dove devo consegnare. Faccio il corriere, mi stimola l’adrenalina e mi permette di essere libero. Sensazioni simili a quando facevo il giornalista. Un missile impazzito senza controllo, un cane sciolto che non si ferma davanti a nulla, fiuta solo la preda. Insegue la traccia. Non esistono giornalisti liberi, per questo e per lo stipendio troppo basso molti anni fa ho deciso di lasciare. Nemmeno i corrieri sono liberi, ma guadagnano di più. Prima o poi mollerò anche i furgoni, l’adrenalina è incontentabile e odia la routine.
I giornalisti devono seguire le linee editoriali, dettate più dagli inserzionisti che dai capi redattori e i corrieri devono sottostare alle richieste dei clienti. Più o meno è lo stesso. Quando scrivevo su Araberara invece ero libero davvero. Mi hanno sempre pubblicato tutto, anche le inchieste più scomode. Per questo ogni tanto ho nostalgia e torno a scriverci. Il primo amore non si scorda mai.
Il ristorante non apre, mi annoio. Chiamo il proprietario, dice di essere in ritardo di almeno mezz’ora. Che cazzo faccio per mezz’ora inchiodato su un furgone tra la nebbia della Bassa? Fumo, scorro i quotidiani online, le stazioni radio, la rubrica del telefono. Penso ai miei cani, all’Atalanta che va a colpi, alla cascina che vorrei comprare e ai soldi che non bastano mai. Sono un bambino iperattivo, ossessivo, compulsivo e incapace di fermarsi.
Già, i soldi! Quanti ne facevano i pusher di Pian Camuno? Li hanno ingabbiati tutti. Chiamo Aristea Canini. “Ari! – le dico come al solito – Mi fai fare un approfondimento sul blitz di Pian Camuno?”. Lei mi risponde dolcemente: “Ciao meraviglia! Puoi fare quello che vuoi”.
E aggiungo freneticamente: “Mi mandi il numero del presidente della provincia di Brescia? Voglio capire che cosa stanno facendo per evitare che gli adolescenti finiscano nella trappola più crudele di tutte”.
Mi gira il contatto, mentre penso già che non avrà né tempo né voglia di rispondere alle domande incalzanti di un giornalista improvvisato, preso come sarà dai suoi mille cazzi. Se fossi il presidente della provincia quale sarebbe il mio primo pensiero ricorrente, ovviamente dopo quello di incassare lo stipendio mensile da 7.038 euro lordi, più eventuali rimborsi spese? (fonte: Portale Trasparenza Provincia di Brescia). Beh, certamente il sovrappolamento dei suini.
A Brescia e provincia vivono più maiali che persone. Oltre un milione e mezzo, stipati in 700 allevamenti contro circa 1.270.000 cittadini. Allucinante no? Pensate se potessero votare, magari il presidente sarebbe un altro.
Ma il mio secondo chiodo fisso sarebbe la lotta alla cocaina, visto che Brescia è al primo posto nel terribile podio italiano. In città, infatti, il consumo di polvere bianca è più del doppio della media nazionale. 30 dosi ogni 1000 abitanti, contro le 12 del resto del Paese (Fonte: Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri Milano)…. (l’articolo prosegue sul numero in edicola dal 6 febbraio)

Il presidente della Provincia: “La risposta delle istituzioni deve essere corale. Sosterremo le azioni che rafforzano la legalità”

Ecco il commento del Presidente della Provincia di Brescia, Emanuele Moraschini, in riferimento all’operazione dei Carabinieri della Compagnia di Breno che ha portato allo smantellamento di un’attività di spaccio di sostanze stupefacenti nell’area industriale di Pian Camuno e all’esecuzione di 17 provvedimenti di arresto.
«Prendiamo atto con grande attenzione dell’importante operazione condotta dai Carabinieri della Compagnia di Breno, che ha consentito di interrompere un’attività criminale legata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti nel territorio di Pian Camuno. A loro va il ringraziamento della Provincia di Brescia per il lavoro svolto con professionalità, costanza e profondo senso dello Stato. (l’articolo prosegue sul numero in edicola dal 6 febbraio)

Il sindaco di Pian Camuno: “Non è stato un fulmine a ciel sereno, i Carabinieri ci hanno chiesto di starne fuori, anche solo un controllo poteva compromettere le indagini. Da marzo potenzieremo la videosorveglianza

(sa.pe) 17 arresti e un giro d’affari di 400mila euro, bastano questi dati per descrivere una situazione decisamente preoccupante per un paesino di meno di 5000 anime. Pochi giorni dopo che l’operazione ‘Grisù’ è venuta alla luce, abbiamo bussato alla porta dell’ufficio del sindaco di Pian Camuno, Giorgio Ramazzini.
Eravate a conoscenza di tutto ciò? “Purtroppo lo sapevo da tempo, abbiamo visto personalmente tutti questi movimenti, i Carabinieri, con cui abbiamo avuto un dialogo costante in questi mesi, ci hanno chiesto espressamente di starcene fuori, perché avevano tutto sotto controllo. Insomma non è stato di certo un fulmine a ciel sereno. Ci avevano avvisato che sarebbero intervenuti in modo puntuale quando sarebbe stato tutto chiaro e sotto controllo, proprio perché non volevano fermare soltanto uno spacciatore isolato che si trovava sul posto, ma volevano andare oltre, perché c’era dietro molto di più”.
Un paese piccolo che diventa crocevia dello spaccio. Sei preoccupato? “Non sappiamo chi sia coinvolto e tanto meno se ci siano anche persone di Pian Camuno, ma certamente è una questione che ci preoccupa. Dai video che abbiamo visionato, a fare questi scambi era gente comune e magari vengono coinvolti ragazzi giovani. Se queste situazioni le abbiamo sulla porta, è senza dubbio preoccupante”.
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