«Per affrontare la stupidità abbiamo ancora l’allegria» dice la canzone. Teniamocela l’allegria, o almeno ripieghiamo sull’ironia, anche se di fronte alle tragedie diventa difficile tenere “un sorriso dentro al pianto”. L’ironia è facile per quella lettera di un Presidente degli Stati Uniti (non di una bocciofila) in cui minaccia ritorsioni perché non gli hanno assegnato il Nobel per la pace, “a me che ho fermato otto guerre”. Una sarebbe quella in Congo, dove continuano i massacri e le pulizie etniche. Un’altra sarebbe il cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian che è più un armistizio che una pace. Un altro armistizio è tra Thailandia e Cambogia, un momentaneo cessate il fuoco. Rivendicare la fine del conflitto tra Israele e Iran è un azzardo che sfiora il ridicolo essendo i due paesi in altri conflitti affaccendati. E rivendicare la pace tra Hamas e Israele è come confondere la pace in terra con la pace eterna. Così come l’escalation tra India e Pakistan, tra Egitto ed Etiopia (diatriba apertissima) e tra Serbia e Kosovo senza trattati di pace.
Trump, lo ripeto, proviene dal mondo del wrestling dove la lotta è finta, finti i colpi, spettacolo. E sospetto sia restato in quel mondo, dove basta bluffare per avere l’applauso, dove le parole sono a salve, come i cazzotti. E allora vai con la Groenlandia e poi il Canada e poi e poi… E ha una botta di onnipotenza da psichiatria.
Il Governatore della California ha invitato gli europei ad avere la schiena dritta, a piantarla di rispondere con i toni (e le finte cortesie) istituzionali a uno che le regole le ignora, le capovolge. Magari alle elezioni di metà mandato perderà la maggioranza dei due rami del parlamento, ma non sembra importargli molto, manda l’esercito là dove osano contestarlo. Non fosse che mette in pericolo il mondo intero, davvero l’ironia, le battute da bar basterebbero, riesumando il detto “una risata vi seppellirà”. Ma basta una consonante e il “vi” si trasforma in “ci” e allora ecco che “anche se ci crediamo assolti saremmo per sempre coinvolti”, direbbe De André.
E comunque siamo costretti a preoccuparci di Trump e i nostri piccoli grandi problemi quotidiani scalano nelle priorità. Magari è proprio quello che si vuole “là dove si puote”, mettere sul piatto grandi paure per poter dire che non c’è più posto per metterci le pietanze. E allora, per tornare all’inizio, “quale allegria, / ridere cantare far casino / insomma far finta / che sia sempre un carnevale / facendo finta che la gara / sia arrivare in salute al gran finale” (Lucio Dalla).

