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Luca, giovane sommelier di Vilmaggiore e Marco e il suo New Fantasy di Schilpario, un binomio da provare (e gustare)

In vino, veritas? Punto di domanda. Sì, con moderazione e gusto, se no, ciao patente.
Questa volta, non sarà solo una monografia su «un giovane e coraggioso imprenditore scalvino che emerge». Farò anche di più, spero: parlerò di una joint venture (!) che nasce dalla condivisione di esperienze, competenze e creatività, fra due scalvini.
Uno molto giovane: Luca Giudici, di vocazione sommelier, di professione… si vedrà, per ora è un bravo tecnico; e di un altro – diversamente giovane, cioè giovane dentro – dalla più che consolidata esperienza nel settore della ristorazione e barman (!): Marco Pizio. È una di quelle idee che, in barba all’aritmetica, fanno sì che 1+1 faccia più di 2.
Il mio primo incontro con Marco & Luca insieme, avviene a Barzesto, al «Bar NewFantasy» gestito da Marco. Separatamente li conoscevo già entrambi, ma è per caso che ho saputo della loro collaborazione.
Marco è di Schilpario, Luca di Vilmaggiore – frazione di Vilminore e non starò a spiegare ai non-scalvini perché «vilMaggiore», stia sotto «vilMinore», e non viceversa, se no, ‘nva piö a ca’. E comunque non è una questione importante qui.
Ecco i protagonisti…
Pizio Marco, di Schilpario, nasce il 25 marzo 1974 a Clusone. Frequenta le scuole primarie a Schilpario, poi l’Istituto Professionale Alberghiero di Stato, a Darfo Boario Terme. Sono gli anni ruggenti del turismo di Schilpario. Un turismo in un certo senso «d’élite», ma non quella spocchiosa, ma piuttosto quello fatto da frequentatori abituali, fidelizzati al paese e, ciò che più conta, alla sua gente. Forse il periodo di maggior sviluppo di quello che si indicava una volta come «turismo da stazione climatica», vi ricordate? Quando, se dicevi «vado a Schilpario», – almeno in tutta la Lombardia, – nessuno ti rispondeva «dov’è?». Anzi, se dicevi «vado a Vilminore», o «sono di Colere», dovevi aggiungere subito che «sta vicino a Schilpario», per farti capire. «Ah, certo!», rispondevano. Ci siamo intesi.
Più che di turismo, – parola ormai frusta anche se condita con condimento di sostenibilità, di lentezza, di leggerezza e unta di tanti soldi, – si potrebbe dire con termine antiquato – ma bello – «la villeggiatura»! Concetto che risale almeno all’epoca romana e poi medioevale e poi rinascimentale e poi del boom economico, quando le famiglie abbienti avevano la «villa in campagna» dove andavano con la AlfaRomeo, e quelle meno abbienti, con l’utilitaria, affittavano anche solo una stanza per andare qualche settimana a villeggiare fuori città. Magari dalla stessa famiglia per più generazioni. Chi ha la mia età può ricordarsi ancora i nomi delle famiglie e dei loro figli che, per un lungo periodo estivo, venivano fagocitati nella nostra squadra. Erano i villeggianti, i furestér».
Torniamo a bomba… parlavo di Marco Pizio…
Poi Marco, pragmaticamente, attratto dal business che sembrava promettere un grande futuro, iniziò la sua gavetta (già nel 1991), all’Hotel Excelsior S. Marco di Bergamo. Un’esperienza estremamente formativa, in una struttura di primaria importanza nella Città della Dea. Era l’epoca d’oro di Stromberg, Caniggia…?
Lì apprende il mestiere. Anzi, i mestieri: tutti quelli relativi all’ospitalità, all’accoglienza. Vi resta dal 1991 al 1998.
Poi è tempo di riavvicinarsi alle radici: l’attrazione fatale. Ma intanto è già carico di grande esperienza e sicurezza.
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