Rovetta, Maria (dj MaryHammer), 19 anni, da San Lorenzo al Conservatorio di Amsterdam per studiare… hardcore. Selezionata tra 600 studenti: “Non immagino la mia vita senza musica”
Il cielo che ammira Rovetta è di un azzurro intenso, proprio come gli occhi e alcune ciocche di capelli che incorniciano il viso di Maria Ballabeni. Maria, classe 2006 di San Lorenzo, la riconosco proprio così mentre attraversa la strada. Ci diamo un appuntamento davanti ad un cappuccino e mi confida: “Spesso mi siedo nei caffè e mentre lo bevo con molta calma arrivano le idee, ci resto anche per ore”.
Facciamo lo stesso, ci accomodiamo al tavolino del bar e chiedo a Maria – che molti ora nell’ambito musicale conoscono come Dj MaryHammer – di raccontarmi la sua avventura olandese iniziata pochi mesi fa. “Di professione sono dj e produttrice e sto studiando al Conservatorium van Amsterdam. Alle superiori ho fatto il Liceo Scientifico Scienze Applicate a Lovere ma ho sempre continuato a studiare per conto mio tutta la parte teorica della musica e mi allenavo a fare quello che c’è dietro la figura del dj. E’ partito tutto da autodidatta quando avevo 13 anni, sentivo dei set su Youtube e poi ho iniziato a sperimentare con la mia prima consolle. A quei tempi praticavo karate e facevo molte gare, la musica mi serviva a caricarmi e quindi mio papà mi faceva ascoltare rock, punk, metal e tantissimi generi, tra cui la musica hardcore”.
Una volta preso confidenza con la consolle, hai iniziato a suonare: “Le prime volte suonavo nei bar della zona e quindi non potevo fare hardcore, ma ho fatto pratica con altri generi musicali, un po’ come è successo con Redbull o come succederà con le Olimpiadi invernali a Cortina. Nel 2023 ho iniziato a suonare hardcore al Makaveli, un club di Brescia, e poi è arrivata la prima occasione di suonare alla discoteca Florida, durante un festival chiamato Spring Break, ma anche in discoteche come il Number One, al Bolgia e allo Skylight a Vicenza”.
Il tuo nome d’arte? “Mi chiamo MaryHammer, che è il nome che ho scelto fin da quando avevo 13 anni… sono una persona molto movimentata e in più la musica che ascolto è molto veloce e forte quindi quando la ascolta qualcuno che magari non è dell’ambiente, la sente come un martello che continua a battere in modo pesante”.
Non ci conosciamo, è vero, ma non sembri una tipa da hardcore… “Sì, sono molto timida nella vita di tutti i giorni – sorride -, ma quando si sale sullo stage ci si trasforma, non l’avrei mai pensato di intraprendere questa carriera, ma quando arriva il momento di esibirsi cambia tutto”.
E l’opportunità di volare ad Amsterdam quando è arrivata? “Mi sono trasferita ufficialmente ad agosto, proprio per l’inizio dell’università però per accedere a questo conservatorio, bisogna fare alcuni test di ingresso, perché è a numero chiuso. Su 600 persone ne sono state selezionate solamente 20. Ho dovuto fare tutti gli esami di ammissione a dicembre e febbraio dell’anno scorso e poi ho dovuto aspettare la lettera di ammissione che è arrivata invece verso maggio”.
Ti aspettavi di essere presa? “Non si dà mai niente per scontato, quando all’open day mi avevano detto che la soglia di accettazione era così bassa, non posso dire che di non aver avuto un po’ di paura, però ho anche lavorato parecchio. Questo è un settore che continua ad evolversi e a cambiare in qualsiasi genere, non c’è mai un momento in cui puoi dire di sapere tutto, quindi ho deciso di provare perché il mio sogno e ce l’ho fatta”.
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