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Benedetta gente

“Nel 2026 avevo pensato di tornare negli Stati Uniti. Ma di questo passo sarà più facile che siano loto a venire da me”. L’ironia della signora ci offre una via di fuga dall’imbarazzo. Nemmeno la forma è salvata, della serie dei colpi di Stato patrocinati dagli Stati Uniti in quello che ritengono un “loro” sub continente, l’America latina, dove magari in passato delegavano formalmente a qualche generale locale l’assalto al potere costituito, ma non gradito.
Qui hanno agito (come hanno già fatto in passato, sia chiaro) in prima persona. E subito dopo, nella confusione del chi ha ragione, prendendo atto che ce l’ha comunque il più forte, si dà la stura alle battutacce da bar: “Potremmo invadere anche noi San Marino”, “meglio occupare il Vaticano che ha più soldi”. Si scherza ma Papa Leone XIV rischia con la sua dichiarazione sui fatti del Venezuela quando dice che bisogna “garantire la sovranità del Paese e lo stato di diritto”.
Due intellettuali di… destra come Franco Cardini e Marcello Veneziani hanno decisamente condannato il blitz di Trump con la cattura del presidente venezuelano, mentre il governo italiano (di destra) dichiarava “legittima” la cattura di Maduro. Vedete la confusione, non si sa più chi + il buono e chi il cattivo di queste storie che non rispettano nemmeno più il lieto fine. Poi Trump, in una botta di onnipotenza, ha annunciato di voler annettere la Groenlandia e minacciato altre nazioni evidentemente non allineate agli interessi Usa. In passato aveva ipotizzato di inglobare anche il Canada, di occupare Panama. E vai. In Danimarca e in Canada si erano fatti una risata. Adesso (come mi raccontano succede in Lituania per Putin) nessuno ride più.
Naturalmente “liberi tutti” e allora Putin è “legittimato” a posteriori nell’invasione dell’Ucraina, la Cina può finalmente lanciarsi a ingoiare Taiwan aspettando che l’India voglia rifarsi sul Pakistan e il nordcoreano Kim Jong-un si getti sulla Corea del Sud e poi l’Africa e poi e poi. Qualche scusa la si può sempre inventare, come quella ormai datata ma sempre attuale di “esportare la democrazia”, avendone dimenticato i fondamentali.
È la legge del più forte, ancora la favola de il “lupus et agnus”. Pensavamo di esserci civilizzati, poi abbiamo eletto gente che i nodi non li sciolgono, li tagliano, come avrebbe fatto, secondo la leggenda, Alessandro Magno col nodo di Gordio.
Sullo sfondo, dopo queste indirette schermaglie neocoloniali, si profila lo scontro finale, la sfida all’O.k. Corral o, ancora meglio, a “Per un pugno di dollari”, i due pistoleri (uno dei quali si arroga la stella di sceriffo del mondo) a confronto nel duello di fine film (e fine vita del pianeta), Stati Uniti /Cina. Noi europei pateticamente ad assistere pagando il biglietto dell’impotenza. Al cinema vinceva sempre il “buono”, il brutto e il cattivo soccombevano. Ma nella sfida finale USA-Cina che cosa resterebbe di buono?