Piario – Norma, la prima infermiera laica del sanatorio di Groppino: “La tbc era ovunque, 400 malati che stavano qui anche 3 anni, tanti giovani, quei film… hard, i padiglioni divisi, i ragazzi che la sera fuggivano per andare a ballare… la sofferenza, la paura, la speranza… la cura delle tre L, lana, latte e letto…”
Norma Pezzoli parla di un tempo che sembra infinito ma che in qualche modo è tornato sotto altre forme nel 2020 quando è esploso il covid.
Norma Pezzoli arriva in redazione una domenica mattina di inizio gennaio, anno nuovo, ricordi vecchi. Ricordi stampati nel cuore e nella testa, di quelli che ti porti dentro per sempre. Gli occhi brillano di entusiasmo quando parla di un tempo che sembra infinito, senza date e senza numeri, ma che in qualche modo è tornato sotto altre forme nel 2020 quando è esploso il covid e anche in questi mesi dove le polmoniti mietono vittime un po’ dappertutto. Allora il problema era un altro, la tbc ai polmoni, la tubercolosi, insomma, sempre di polmoni si tratta.
“Sono stata innamorata di Groppino, già, quegli amori che non nascono subito ma poi ti travolgono e ci butti dentro la vita”. Norma, prima infermiera laica dell’ospedale di Groppino, siamo nel 1977, allora lì c’erano solo suore: “Arrivato dal Sant’Orsola di Bologna, avevo fatto la scuola di infermiera a Milano, poi mi sono trasferita a Bologna per il corso di specializzazione in sala operatoria, quando sono arrivata qui mi sembrava di essere stata catapultata in un mondo a parte. Il sanatorio, in mezzo alla pineta, alle montagne, avevo 20 anni, centinaia di malati di tbc, per lo più ragazzi giovani, alcuni rimanevano ricoverati anche tre anni, tempi infiniti, alcuni tentavano di scappare. Per alcuni era un carcere, per altri la salvezza”. Norma racconta e quando racconta ti porta dritta lì, a Groppino, quello che ora è l’ospedale di Piario, quelle storie sono finite in un libro ‘Frammenti tra i pini, le storie di Groppino’, un libro che raccoglie storie, testimonianze, documenti, paure, sogni, speranze. Un viaggio emotivo e vivo e storico e molto, molto altro. Da leggere d’un fiato, uscito nel 2019 e di cui non ce ne sono più copie in giro: “Ma stiamo cercando di ristamparlo aggiungendo purtroppo la parte tragica del 2020 col covid”. Il libro è firmato da Kiff Tebby: “Un nome che vuole rappresentare quello di tutti coloro che in vari anni hanno documentato o sono stati protagonisti della storia, perché questa ricerca mi ha permesso di incontrare tante persone che mi hanno regalato tempo, passione e conoscenza”. “Kiff Tebby è lo pseudonimo utilizzato da Luigina Ghilardi, paziente del Sanatorio nel 1930 – racconta Anna Carissoni che ha raccontato sul nostro giornale la presentazione del libro – che ne ha seguito le vicende fino al 1960, sia contribuendo con i suoi articoli a mantenere vivo e interessante il ‘Giornale di Groppino’, sia conservando le fotografie del periodo del suo ricovero – fotografie che lei stessa mi ha regalato – attraverso le quali ho potuto documentare alcuni fatti. Luigina Ghilardi fu per anni l’anima del ‘Giornale’ diretto da Don Simone Bottani, l’unica donna della redazione, ed è persino commovente constatare come tutti i suoi scritti fossero ricchi di positività e di ottimismo nonostante la malattia, ai suoi tempi, mietesse ancora vittime numerose…”. Norma racconta: “Impossibile dimenticare la meraviglia, la curiosità e anche il senso di smarrimento che l’impatto con quel mondo a me sconosciuto mi avevano suscitato e che mi ha accompagnato fino ad oggi. Sensazioni che mi hanno permesso di continuare a raccogliere i frammenti di una storia racchiusa in un fazzoletto di terra, tra le radici dei suoi pini, per Groppino ho sempre nutrito un amore speciale, perché è un posto…magico, che possiede una grande ed inspiegabile forza di attrazione, dev’essere per questo che anche l’allora don Giuseppe Roncalli ci veniva a riposare, a meditare ed a pregare…”. “Alcuni non ce la facevano, morivano, il germe colpisce il polmone e formava un buco, lo mangia tutto intorno, alcuni poi sputavano sangue, si rompevano i vasi e morivano di emotissi”. Norma mentre parla racconta aneddoti e storie incredibili: “Lo sai che i tedeschi creavano i primi sanatori in mezzo alla neve? Il freddo uccideva i germi…
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