Clusone, Dino e Mirko, camionista e pizzaiolo e la passione per l’urbex (che ha portato alla morte Daniel Garcia, il ragazzo di Casnigo): “Entriamo in posti abbandonati e rispettiamo tutto. Prima di entrare ci documentiamo…”
Sin da adolescenti hanno sentito il fascino racchiuso in strutture abbandonate, immobili nel panorama e solo sfiorate dallo scorrere del tempo
«L’urbex è entrare in un posto abbandonato e portare rispetto per il luogo. Non vai lì per rompere, fare graffiti e portare via oggetti. Non devi toccare niente, o meglio, se tocchi qualcosa, come biglietti, posacenere, documenti, soprammobili o arredi, lo rimetti al suo posto, non metti in tasca niente. La regola fondamentale è che non devi vandalizzare, devi lasciare tutto come hai trovato.» Per Dino Mrkva e Mirko Trussardi questo è il concetto chiave. È questo il punto di riferimento per le loro esplorazioni ed è questo ciò che distingue chi fa urbex, da chi entra in un luogo abbandonato senza un codice di comportamento. «Inoltre, prima di visitare un posto, ci documentiamo sulla storia della struttura, leggiamo, vediamo se ci sono state altre esplorazioni o se altra gente c’è già entrata. Noi non ci siamo mai presi i rischi. Al secondo piano ci siamo andati solo se abbiamo visto che qualcuno ci era già salito, oppure si vedeva una soletta spessa e forte. Valutiamo anche il pericolo di presenza di amianto, perché le strutture vecchie ce l’hanno. Perciò ci dotiamo di mascherine con il filtro, e se c’è pericolo di caduta dei calcinacci abbiamo sempre il caschetto. Comunque prima di salire su una scala o passare sotto un terrazzo facciamo sempre una valutazione a vista. Serve prudenza e buon senso. Una volta siamo entrati nei sotterranei di un ex ospedale psichiatrico che sono enormi e bui. Ci siamo attrezzati con le torce e dove passavamo, abbiamo lasciato dei segnali per non perderci.»
È grazie a queste precauzioni che i due giovani fiorinesi nei loro quasi tre anni di urbex non hanno mai avuto incidenti o problemi. È con questi semplici, ma efficaci accorgimenti, che vogliono spegnere le polemiche contro l’esplorazione urbana, nate dopo la morte del diciannovenne Daniel Esteban Garcia Camera di Casnigo, la notte del 14 dicembre scorso, proprio all’interno dell’edificio abbandonato dell’ex Italcementi ad Alzano Lombardo.
«Noi abbiamo iniziato per caso, abbiamo notato di avere questa passione in comune e siamo partiti a fare qualche esplorazione qui in zona: ex fabbriche, abitazioni e discoteche. Poi abbiamo visitato anche altri posti più lontani, anche in provincia di Milano. Di solito siamo noi due, poi a volte ci seguono degli altri nostri amici che sono interessati. Ovviamente scegliamo persone che conosciamo, che sappiamo come si comportano in certe situazioni, che possono essere un po’ di tensione ed emergenza. Non prendiamo quello che deve fare il fenomeno e può fare la ragazzata, che entra per rubare o spaccare, che viene per giocare, fare casino e non sa valutare l’eventuale pericolo. Scegliamo bene le persone che ci portiamo dietro. Sicuramente dopo questo bruttissimo episodio faremo ancora più attenzione.»
Dino ha quasi trent’anni anni e Mirko 23. Dino fa il camionista e Mirko il pizzaiolo. Entrambi sin da adolescenti hanno sentito il fascino racchiuso in strutture abbandonate, immobili nel panorama e solo sfiorate dallo scorrere del tempo: «Entriamo in un posto per capirne la storia, perché siamo incuriositi. Ogni oggetto racconta vicende e passato…
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